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		<title>Pensioni: Cgil, urgente nuova governance enti previdenziali</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 17:48:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Brevi]]></category>
		<category><![CDATA[Cgil]]></category>
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		<category><![CDATA[Enpals]]></category>
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		<category><![CDATA[Vera Lamonica]]></category>

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		<description><![CDATA[Lamonica: “Processo accorpamento in Inps opaco e indeterminato”]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.previnforma.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/07/cgil.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2257" title="cgil" src="http://www.previnforma.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/07/cgil-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a>Roma, 14 maggio &#8211; “È urgente una nuova <span class="domtooltips">governance<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">o Corporate Governance: l'insieme di regole che disciplinano la gestione di un'impresa. Sono incluse le relazioni tra i vari attori coinvolti - stakeholder (chi detiene un qualunque interesse nella società), shareholder (azionisti), Consiglio di amministrazione e management -  e gli obiettivi dell'impresa.</span></span> degli enti previdenziali”. È quanto afferma il segretario confederale della Cgil, Vera Lamonica, nel ricordare come “il governo, nell&#8217;ultimo Cdm, ha nominato, senza il parere della Commissione parlamentare, il nuovo commissario dell&#8217;Inail”.</p>
<p>Per la sindacalista “di commissario in commissario, in tutti gli Enti Previdenziali si è affermata una gestione monocratica incompatibile con la natura e le finalità cui gli Enti stessi devono rispondere. Il processo di accorpamento dentro l&#8217;Inps di Inpdap ed Enpals &#8211; prosegue Lamonica &#8211; ha addirittura previsto una norma che blinda l&#8217;attuale presidente fino al 2014, ed il processo di costruzione del nuovo Ente si sta svolgendo nella più assoluta opacità ed indeterminatezza, senza alcun piano industriale ed alcun confronto con le parti sociali”. Secondo il segretario confederale della Cgil “i rischi sono evidenti: il nuovo Ente avrà un bilancio di oltre 700 miliardi, 33 mila dipendenti e la banca dati più importante del Paese”.</p>
<p>Lamonica inoltre sottolinea come “il ministro del Welfare non ha mai inteso avviare un confronto, mentre la stessa commissione Lavoro della Camera ha sottolineato l&#8217;esigenza di una vera discussione sull&#8217;assetto della <span class="domtooltips">governance<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">o Corporate Governance: l'insieme di regole che disciplinano la gestione di un'impresa. Sono incluse le relazioni tra i vari attori coinvolti - stakeholder (chi detiene un qualunque interesse nella società), shareholder (azionisti), Consiglio di amministrazione e management -  e gli obiettivi dell'impresa.</span></span>. Riteniamo non più rinviabile questa esigenza e ribadiamo l&#8217;urgenza di definire un assetto di funzioni e poteri che risponda all&#8217;obiettivo di restituire trasparenza e partecipazione e superi i problemi di democrazia e rappresentanza che si stanno evidenziando agli occhi di tutti, compresa la Corte dei Conti”, conclude.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook_like addtoany_special_service" data-href="http://www.previnforma.it/wordpress/2012/05/15/pensioni-cgil-urgente-nuova-governance-enti-previdenziali/"></a><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.previnforma.it%2Fwordpress%2F2012%2F05%2F15%2Fpensioni-cgil-urgente-nuova-governance-enti-previdenziali%2F&amp;linkname=Pensioni%3A%20Cgil%2C%20urgente%20nuova%20governance%20enti%20previdenziali" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.previnforma.it/wordpress/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.previnforma.it%2Fwordpress%2F2012%2F05%2F15%2Fpensioni-cgil-urgente-nuova-governance-enti-previdenziali%2F&amp;linkname=Pensioni%3A%20Cgil%2C%20urgente%20nuova%20governance%20enti%20previdenziali" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.previnforma.it/wordpress/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_linkedin" href="http://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.previnforma.it%2Fwordpress%2F2012%2F05%2F15%2Fpensioni-cgil-urgente-nuova-governance-enti-previdenziali%2F&amp;linkname=Pensioni%3A%20Cgil%2C%20urgente%20nuova%20governance%20enti%20previdenziali" title="LinkedIn" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.previnforma.it/wordpress/wp-content/plugins/add-to-any/icons/linkedin.png" width="16" height="16" alt="LinkedIn"/></a><a class="a2a_button_google_plusone addtoany_special_service" data-annotation="none" data-href="http://www.previnforma.it/wordpress/2012/05/15/pensioni-cgil-urgente-nuova-governance-enti-previdenziali/"></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.previnforma.it%2Fwordpress%2F2012%2F05%2F15%2Fpensioni-cgil-urgente-nuova-governance-enti-previdenziali%2F&amp;title=Pensioni%3A%20Cgil%2C%20urgente%20nuova%20governance%20enti%20previdenziali" id="wpa2a_2">Condividi</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Previdenza: rischio finanziario, rischio politico. E poi?</title>
		<link>http://www.previnforma.it/wordpress/2012/05/15/previdenza-rischio-finanziario-rischio-politico-e-poi/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 17:17:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Ferrante</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giro di Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Finocchiaro]]></category>
		<category><![CDATA[assoprevidenza]]></category>
		<category><![CDATA[busta arancione]]></category>
		<category><![CDATA[Casse previdenziali]]></category>
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		<category><![CDATA[II Giornata Nazionale della Previdenza]]></category>
		<category><![CDATA[inps]]></category>
		<category><![CDATA[Mastrapasqua]]></category>
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		<category><![CDATA[previdenza complementare]]></category>
		<category><![CDATA[previdenza integrativa]]></category>

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		<description><![CDATA[Underfunding e altri rischi: spunti dalla rassegna stampa, 2 - 14 maggio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #3366ff;"><em><a href="http://www.previnforma.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/giro53.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4820" title="giro53" src="http://www.previnforma.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/giro53-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>a cura di <strong>Gianni Ferrante</strong></em></span></p>
<p><strong>1.</strong> L’evento previdenziale di questa prima quindicina di maggio è sicuramente la II Giornata Nazionale della Previdenza (articolata in realtà su 3 giorni) che si è svolta per il secondo anno a Milano tra il 10 e il 12 maggio 2012, organizzata da Itinerari Previdenziali. Qui si sono incontrati e confrontati (ben 36 seminari all’interno) tutti gli addetti alla previdenza: dall’Inps alla <span class="domtooltips">Covip<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Commissione di vigilanza sui fondi pensione. La legge 335/95 conferma l’impianto generale del sistema di vigilanza fondato sulla ripartizione dei compiti tra l’apposita Commissione incaricata di controllare le casse pensionistiche e le autorità preposte alla vigilanza sui soggetti gestori, cioè Banca d’Italia, Consob, <span class="domtooltips">Isvap<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di
interesse pubblico.</span></span>.

La Commissione tiene l’albo dei fondi pensione; approva gli statuti e i regolamenti; rilascia le autorizzazioni per l’esercizio dell’attività dei fondi; verifica il rispetto dei criteri di individuazione e ripartizione del rischio; indica criteri omogenei per la determinazione del patrimonio dei fondi e della loro redditività; esercita, anche mediante ispezioni, il controllo sulla gestione tecnica, finanziaria, patrimoniale e contabile dei fondi ecc.</span></span>, da Assoprevidenza alle Casse professionali, dai Fondi negoziali ai gestori finanziari, tanto per richiamarne alcuni. Un’iniziativa che ha cercato di non essere autoreferenziale e di coinvolgere studenti e  giovani, ad esempio, con il concorso “Pensa sociale, progetta il futuro e comunicalo”.</p>
<p>Nella giornata di apertura particolare rilievo ha avuto l’intervento del presidente dell’Inps, Mastrapasqua, che ha (di nuovo) annunciato l’approssimarsi della cosiddetta “busta arancione” (una simulazione del calcolo della pensione, al quale si potrà aggiungere anche una stima di quanto si otterrà di più, prolungando il tempo di permanenza al lavoro), da distribuire ai lavoratori dipendenti, a cominciare dai settori privati. Qualche riferimento critico è stato fatto sul tema degli esodati “una questione di diritti” &#8211; secondo il presidente &#8211; che non può essere ridotta a un numero: “che siano 60, 80 o 100mila bisogna stabilire delle regole precise. Chi deve essere pagato va pagato, che sia con il vecchio sistema o con ammortizzatori sociali” (<em>Posta per i lavoratori</em>, “ItaliaOggi”, 11 maggio). Parole non del tutto concilianti sono state espresse riguardo alla previdenza complementare, per la quale se è condivisibile il richiamo alla necessità di fusione dei micro Fondi (più di 400 Fondi hanno meno di 5mila iscritti), meno ricevibile ed equilibrata è apparsa l’idea secondo cui le persone “avrebbero più fiducia se dovessero fare i conti con una pensione complementare sotto la supervisione del pubblico”.</p>
<p>Anche per questo il presidente della <span class="domtooltips">Covip<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Commissione di vigilanza sui fondi pensione. La legge 335/95 conferma l’impianto generale del sistema di vigilanza fondato sulla ripartizione dei compiti tra l’apposita Commissione incaricata di controllare le casse pensionistiche e le autorità preposte alla vigilanza sui soggetti gestori, cioè Banca d’Italia, Consob, <span class="domtooltips">Isvap<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di
interesse pubblico.</span></span>.

La Commissione tiene l’albo dei fondi pensione; approva gli statuti e i regolamenti; rilascia le autorizzazioni per l’esercizio dell’attività dei fondi; verifica il rispetto dei criteri di individuazione e ripartizione del rischio; indica criteri omogenei per la determinazione del patrimonio dei fondi e della loro redditività; esercita, anche mediante ispezioni, il controllo sulla gestione tecnica, finanziaria, patrimoniale e contabile dei fondi ecc.</span></span> ha dichiarato (forse &#8211; diciamo noi &#8211; con qualche malizia) “sono felice di sapere che l’Inps abbia completato il lavoro con l’anagrafe tributaria e sia pronta a spedire la busta arancione, perché credo che un balzo nella adesioni avverrà solo quando la gente leggerà nero su bianco che cosa l’aspetta” (<em>Finocchiaro [Covip]: l’Italia deve dire addio ai nano-fondi</em>, “Milano Finanza”, 12 maggio).</p>
<p>L’Inps dunque ha i suoi problemi e, come si è detto, non si è persa la speranza che la “busta arancione” raggiunga i lavoratori. Ma anche alla previdenza complementare i problemi non mancano. In Italia gli iscritti sono solo il 23% dei lavoratori (rispetto a una media europea del 91%). “Il trecentesimo fondo europeo gestisce il doppio di Cometa, il maggior Fondo negoziale italiano che ha 6 miliardi di patrimonio”, ha ricordato Brambilla alla Giornata della previdenza. E ha aggiunto: ”Ciò che prima davamo per scontato, ovvero ‘che ci pensa lo Stato’, non lo sarà più. Dunque dovremo pensare a valorizzare e proteggere il nostro futuro”. (<em>Questo non è un azzardo, </em>“Milano Finanza”, 12 maggio).</p>
<p>E ha evidenziato il paradosso: “Nel 2011 gli italiani hanno speso 24 miliardi, pari a 1.260 euro pro-capite, in giochi e scommesse, contro i 3,7 miliardi investiti nei Fondi pensione”.</p>
<p><strong>2.</strong> Emerge ancora, in questi giorni, sui quotidiani il tema delle Authority. Ma come ricordato in passato, la discussione ha un andamento ondivago, concentrandosi ora su questa ora su quell’autorità. Ora l’attenzione si concentra di nuovo sull’<span class="domtooltips">Isvap<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di
interesse pubblico.</span></span>: farla confluire in Banca d’Italia, oppure, dati i tempi stretti, sostituire alla presidenza Giannini, in scadenza, con Tarantola, capo della Vigilanza nella Banca centrale?</p>
<p>Quindi, per il momento, l’attenzione sfuma per quanto riguarda eventuali confluenze di <span class="domtooltips">Covip<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Commissione di vigilanza sui fondi pensione. La legge 335/95 conferma l’impianto generale del sistema di vigilanza fondato sulla ripartizione dei compiti tra l’apposita Commissione incaricata di controllare le casse pensionistiche e le autorità preposte alla vigilanza sui soggetti gestori, cioè Banca d’Italia, Consob, <span class="domtooltips">Isvap<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di
interesse pubblico.</span></span>.

La Commissione tiene l’albo dei fondi pensione; approva gli statuti e i regolamenti; rilascia le autorizzazioni per l’esercizio dell’attività dei fondi; verifica il rispetto dei criteri di individuazione e ripartizione del rischio; indica criteri omogenei per la determinazione del patrimonio dei fondi e della loro redditività; esercita, anche mediante ispezioni, il controllo sulla gestione tecnica, finanziaria, patrimoniale e contabile dei fondi ecc.</span></span>, per la quale anzi i giornali richiamano (<em>Casse, l’ora di <span class="domtooltips">Covip<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Commissione di vigilanza sui fondi pensione. La legge 335/95 conferma l’impianto generale del sistema di vigilanza fondato sulla ripartizione dei compiti tra l’apposita Commissione incaricata di controllare le casse pensionistiche e le autorità preposte alla vigilanza sui soggetti gestori, cioè Banca d’Italia, Consob, <span class="domtooltips">Isvap<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di
interesse pubblico.</span></span>.

La Commissione tiene l’albo dei fondi pensione; approva gli statuti e i regolamenti; rilascia le autorizzazioni per l’esercizio dell’attività dei fondi; verifica il rispetto dei criteri di individuazione e ripartizione del rischio; indica criteri omogenei per la determinazione del patrimonio dei fondi e della loro redditività; esercita, anche mediante ispezioni, il controllo sulla gestione tecnica, finanziaria, patrimoniale e contabile dei fondi ecc.</span></span></em>, “ItaliaOggi”, 12 maggio) la posizione in dirittura d’arrivo dei “due decreti ministeriali (welfare ed economia) che permetteranno alla <span class="domtooltips">Covip<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Commissione di vigilanza sui fondi pensione. La legge 335/95 conferma l’impianto generale del sistema di vigilanza fondato sulla ripartizione dei compiti tra l’apposita Commissione incaricata di controllare le casse pensionistiche e le autorità preposte alla vigilanza sui soggetti gestori, cioè Banca d’Italia, Consob, <span class="domtooltips">Isvap<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di
interesse pubblico.</span></span>.

La Commissione tiene l’albo dei fondi pensione; approva gli statuti e i regolamenti; rilascia le autorizzazioni per l’esercizio dell’attività dei fondi; verifica il rispetto dei criteri di individuazione e ripartizione del rischio; indica criteri omogenei per la determinazione del patrimonio dei fondi e della loro redditività; esercita, anche mediante ispezioni, il controllo sulla gestione tecnica, finanziaria, patrimoniale e contabile dei fondi ecc.</span></span> di avviare effettivamente i controlli sulla gestione delle casse di previdenza dei professionisti, a un anno dal conferimento dei poteri”. Camporese, presidente Adepp: “all’inizio eravamo scettici riguardo all’ennesima vigilanza (i ministeri dell’Economia e del Lavoro, la Commissione bicamerale sugli enti, la Corte dei conti e, ora la <span class="domtooltips">Covip<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Commissione di vigilanza sui fondi pensione. La legge 335/95 conferma l’impianto generale del sistema di vigilanza fondato sulla ripartizione dei compiti tra l’apposita Commissione incaricata di controllare le casse pensionistiche e le autorità preposte alla vigilanza sui soggetti gestori, cioè Banca d’Italia, Consob, <span class="domtooltips">Isvap<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di
interesse pubblico.</span></span>.

La Commissione tiene l’albo dei fondi pensione; approva gli statuti e i regolamenti; rilascia le autorizzazioni per l’esercizio dell’attività dei fondi; verifica il rispetto dei criteri di individuazione e ripartizione del rischio; indica criteri omogenei per la determinazione del patrimonio dei fondi e della loro redditività; esercita, anche mediante ispezioni, il controllo sulla gestione tecnica, finanziaria, patrimoniale e contabile dei fondi ecc.</span></span>, <em>ndR</em>), adesso ci auguriamo sia questa l’occasione per rendere i controlli efficaci e non meramente duplicati”.</p>
<p>Camporese, sempre in occasione della Giornata milanese della previdenza, allargando la visuale e unendo la sua voce a quella di Marina Calderone, presidente del Cup (il coordinamento degli ordini) ricorda al governo la richiesta di “una politica che investa sulla ripresa e sull’abbassamento della pressione fiscale per dare la possibilità alle casse di reperire nuovi fondi utili a finanziare un sistema di welfare al momento inesistente per i professionisti”.</p>
<p><strong>3.</strong> Previnforma ha già cercato di offrire spunti di riflessione sul dopo riforma Fornero-Monti. I problemi si agitano su diversi piani: quelli offerti dalla generalizzazione del sistema contributivo e l’allungamento dell’età lavorativa, quelli creati dalla riforma, come gli esodati, e infine le nuove condizioni di equilibrio (o, se volete, di mancato equilibrio) tra primo e secondo pilastro previdenziale  (il nuovo assetto del primo è funzionale allo sviluppo del secondo?).</p>
<p>Intanto si guarda con preoccupazione all’andamento dell’economia, visto che le future pensioni sono agganciate a quel parametro: i contributi, infatti, vengono rivalutati in base alla media quinquennale del Pil. “Già nel 2010 la <span class="domtooltips">Covip<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Commissione di vigilanza sui fondi pensione. La legge 335/95 conferma l’impianto generale del sistema di vigilanza fondato sulla ripartizione dei compiti tra l’apposita Commissione incaricata di controllare le casse pensionistiche e le autorità preposte alla vigilanza sui soggetti gestori, cioè Banca d’Italia, Consob, <span class="domtooltips">Isvap<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di
interesse pubblico.</span></span>.

La Commissione tiene l’albo dei fondi pensione; approva gli statuti e i regolamenti; rilascia le autorizzazioni per l’esercizio dell’attività dei fondi; verifica il rispetto dei criteri di individuazione e ripartizione del rischio; indica criteri omogenei per la determinazione del patrimonio dei fondi e della loro redditività; esercita, anche mediante ispezioni, il controllo sulla gestione tecnica, finanziaria, patrimoniale e contabile dei fondi ecc.</span></span> provava a stimare l’impatto sugli assegni della caduta del Pil italiano registrata nel 2008 e 2009 (meno 6,3% complessivo): “Rispetto a una crescita reale dell’1% all’anno e in assenza, negli anni a venire, di un recupero della caduta accusata, la perdita per tutti i lavoratori per i quali si applica il metodo contributivo è nell’ordine dell’8,5% dei contributi finora versati. (…) Delle due l’una: o si riesce a far crescere il Pil o si mettono in pista fattori correttivi sulla mancata rivalutazione del montante contributivo”. <em>Pil mangiapensione</em> titola “Milano Finanza” (5 maggio 2012), riportando nell’occhiello: “Il sentiero di bassa crescita economica su cui da alcuni anni s’è incamminata l’Italia rischia di decurtare la <span class="domtooltips">rendita<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Al momento del pensionamento l'aderente può decidere  di restare ancora nel Fondo o chiedere la prestazione pensionistica. Quando la posizione non supera determinati limiti, si può scegliere tra una prestazione in capitale (unico pagamento), fino al 100% del montante finale, oppure una prestazione in rendita (pagamento periodico proporzionale alla posizione convertita). I Fondi mettono a disposizione diverse tiplogie di rendita. Rendita vitalizia: percepita dal lavoratore solo finchè è in vita. Rendita certa: con un costo leggermente superiore alla precedente è possibile rendere certi i pagamenti per i primi 5 o 10 anni, anche qualora il lavoratore muoia  subito dopo il pensionamento. Rendita reversibile: ovvero l'erogazione periodoca della rendita tiene conto (nel suo ammontare) della speranza di vita di due persone (l'associato e il reversionario). All'eventuale morte del primo è il secondo che continua a incassare una parte dell'assegno periodico. Alcuni Fondi adottano altre forme di rendita pensionistica complementare, tra queste la "rendita contrassicurata".</span></span> pubblica fino al 25%. Per questo, nonostante l’allungamento della vita lavorativa, oggi è decisivo accumulare una <span class="domtooltips">rendita<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Al momento del pensionamento l'aderente può decidere  di restare ancora nel Fondo o chiedere la prestazione pensionistica. Quando la posizione non supera determinati limiti, si può scegliere tra una prestazione in capitale (unico pagamento), fino al 100% del montante finale, oppure una prestazione in rendita (pagamento periodico proporzionale alla posizione convertita). I Fondi mettono a disposizione diverse tiplogie di rendita. Rendita vitalizia: percepita dal lavoratore solo finchè è in vita. Rendita certa: con un costo leggermente superiore alla precedente è possibile rendere certi i pagamenti per i primi 5 o 10 anni, anche qualora il lavoratore muoia  subito dopo il pensionamento. Rendita reversibile: ovvero l'erogazione periodoca della rendita tiene conto (nel suo ammontare) della speranza di vita di due persone (l'associato e il reversionario). All'eventuale morte del primo è il secondo che continua a incassare una parte dell'assegno periodico. Alcuni Fondi adottano altre forme di rendita pensionistica complementare, tra queste la "rendita contrassicurata".</span></span> di scorta”.</p>
<p>Dell’<em>underfunding</em>, ovvero il sottofinanziamento delle prestazioni pensionistiche future, si occupa “la Repubblica”, con “Affari&amp;Finanza” (<em>Le pensioni s’abbassano? “La differenza la farà il calcolo del <span class="domtooltips">rischio<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Secondo G. Cuneo e R. Timo (Come funzionano i fondi
pensione), il rischio è innanzitutto "il non disporre dell’ammontare di
capitale di cui si ha bisogno quando se ne ha bisogno". Il rischio è
statisticamente misurabile e la sua unità di misura è la deviazione
standard: essa misura l’intervallo, in più o in meno rispetto all’attesa
di rendimento, in cui, con 2/3 di probabilità, cadrà il valore
effettivamente assunto dal rendimento. Il rischio può essere minimizzato
da una corretta <span class="domtooltips">diversificazione<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">È la strategia (vincente) con cui si riparte il capitale investendolo in attività finanziarie diverse con l’obiettivo di ridurre il rischio dell’investimento.</span></span> del portafoglio fra più categorie di
investimenti (che tengano innanzitutto conto dell’orizzonte temporale
dell’investimento).</span></span></em>”). Un tipo di <span class="domtooltips">rischio<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Secondo G. Cuneo e R. Timo (Come funzionano i fondi
pensione), il rischio è innanzitutto "il non disporre dell’ammontare di
capitale di cui si ha bisogno quando se ne ha bisogno". Il rischio è
statisticamente misurabile e la sua unità di misura è la deviazione
standard: essa misura l’intervallo, in più o in meno rispetto all’attesa
di rendimento, in cui, con 2/3 di probabilità, cadrà il valore
effettivamente assunto dal rendimento. Il rischio può essere minimizzato
da una corretta <span class="domtooltips">diversificazione<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">È la strategia (vincente) con cui si riparte il capitale investendolo in attività finanziarie diverse con l’obiettivo di ridurre il rischio dell’investimento.</span></span> del portafoglio fra più categorie di
investimenti (che tengano innanzitutto conto dell’orizzonte temporale
dell’investimento).</span></span> è legato ai bassi <span style="text-decoration: underline;">rendimenti finanziari</span>. D’altra parte ricorda Olivia Mitchell (International Foundation of Employee Benefit Plan) “se vuoi attività finanziarie sicure, prive o quasi di <span class="domtooltips">rischio<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Secondo G. Cuneo e R. Timo (Come funzionano i fondi
pensione), il rischio è innanzitutto "il non disporre dell’ammontare di
capitale di cui si ha bisogno quando se ne ha bisogno". Il rischio è
statisticamente misurabile e la sua unità di misura è la deviazione
standard: essa misura l’intervallo, in più o in meno rispetto all’attesa
di rendimento, in cui, con 2/3 di probabilità, cadrà il valore
effettivamente assunto dal rendimento. Il rischio può essere minimizzato
da una corretta <span class="domtooltips">diversificazione<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">È la strategia (vincente) con cui si riparte il capitale investendolo in attività finanziarie diverse con l’obiettivo di ridurre il rischio dell’investimento.</span></span> del portafoglio fra più categorie di
investimenti (che tengano innanzitutto conto dell’orizzonte temporale
dell’investimento).</span></span>, devi rinunciare in tutto o in parte ai rendimenti”.</p>
<p>C’è poi il <span style="text-decoration: underline;"><span class="domtooltips">rischio<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Secondo G. Cuneo e R. Timo (Come funzionano i fondi
pensione), il rischio è innanzitutto "il non disporre dell’ammontare di
capitale di cui si ha bisogno quando se ne ha bisogno". Il rischio è
statisticamente misurabile e la sua unità di misura è la deviazione
standard: essa misura l’intervallo, in più o in meno rispetto all’attesa
di rendimento, in cui, con 2/3 di probabilità, cadrà il valore
effettivamente assunto dal rendimento. Il rischio può essere minimizzato
da una corretta <span class="domtooltips">diversificazione<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">È la strategia (vincente) con cui si riparte il capitale investendolo in attività finanziarie diverse con l’obiettivo di ridurre il rischio dell’investimento.</span></span> del portafoglio fra più categorie di
investimenti (che tengano innanzitutto conto dell’orizzonte temporale
dell’investimento).</span></span> inflazione</span> “e qui abbiamo bisogno che i governi emettano obbligazioni inflativo linked con una <span class="domtooltips">duration<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">È anche una misura (definita in anni) approssimativa della volatilità di un titolo: quanto più è alta tanto maggiori sono le escursioni di prezzo che subirà il bond in seguito a una variazione dei tassi d’interesse.</span></span> (la durata media finanziaria) molto lunga”. C’è poi il <span style="text-decoration: underline;"><span class="domtooltips">rischio<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Secondo G. Cuneo e R. Timo (Come funzionano i fondi
pensione), il rischio è innanzitutto "il non disporre dell’ammontare di
capitale di cui si ha bisogno quando se ne ha bisogno". Il rischio è
statisticamente misurabile e la sua unità di misura è la deviazione
standard: essa misura l’intervallo, in più o in meno rispetto all’attesa
di rendimento, in cui, con 2/3 di probabilità, cadrà il valore
effettivamente assunto dal rendimento. Il rischio può essere minimizzato
da una corretta <span class="domtooltips">diversificazione<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">È la strategia (vincente) con cui si riparte il capitale investendolo in attività finanziarie diverse con l’obiettivo di ridurre il rischio dell’investimento.</span></span> del portafoglio fra più categorie di
investimenti (che tengano innanzitutto conto dell’orizzonte temporale
dell’investimento).</span></span> politico</span>, “derivante da futuri cambiamenti nell’impostazione fiscale o nell’ammontare degli assegni pensionistici”. Infine la Mitchell inserisce anche il <span style="text-decoration: underline;"><span class="domtooltips">rischio<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Secondo G. Cuneo e R. Timo (Come funzionano i fondi
pensione), il rischio è innanzitutto "il non disporre dell’ammontare di
capitale di cui si ha bisogno quando se ne ha bisogno". Il rischio è
statisticamente misurabile e la sua unità di misura è la deviazione
standard: essa misura l’intervallo, in più o in meno rispetto all’attesa
di rendimento, in cui, con 2/3 di probabilità, cadrà il valore
effettivamente assunto dal rendimento. Il rischio può essere minimizzato
da una corretta <span class="domtooltips">diversificazione<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">È la strategia (vincente) con cui si riparte il capitale investendolo in attività finanziarie diverse con l’obiettivo di ridurre il rischio dell’investimento.</span></span> del portafoglio fra più categorie di
investimenti (che tengano innanzitutto conto dell’orizzonte temporale
dell’investimento).</span></span> di tipo individuale</span>, dato dalla capacità di gestire la pianificazione previdenziale, tanto nella fase di accumulazione che nella fase di decumulo. Ma la lista si potrebbe allungare ricordando <span style="text-decoration: underline;">il <span class="domtooltips">rischio<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Secondo G. Cuneo e R. Timo (Come funzionano i fondi
pensione), il rischio è innanzitutto "il non disporre dell’ammontare di
capitale di cui si ha bisogno quando se ne ha bisogno". Il rischio è
statisticamente misurabile e la sua unità di misura è la deviazione
standard: essa misura l’intervallo, in più o in meno rispetto all’attesa
di rendimento, in cui, con 2/3 di probabilità, cadrà il valore
effettivamente assunto dal rendimento. Il rischio può essere minimizzato
da una corretta <span class="domtooltips">diversificazione<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">È la strategia (vincente) con cui si riparte il capitale investendolo in attività finanziarie diverse con l’obiettivo di ridurre il rischio dell’investimento.</span></span> del portafoglio fra più categorie di
investimenti (che tengano innanzitutto conto dell’orizzonte temporale
dell’investimento).</span></span></span> “che affrontano gli aderenti a un piano pensionistico nella fase di contribuzione ed è quello che deriva dalle fluttuazioni dei redditi durante la vita lavorativa, dalla possibilità <span style="text-decoration: underline;">di perdere il lavoro</span> o di attraversare periodi in cui si è privi di un reddito stabile”.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook_like addtoany_special_service" data-href="http://www.previnforma.it/wordpress/2012/05/15/previdenza-rischio-finanziario-rischio-politico-e-poi/"></a><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.previnforma.it%2Fwordpress%2F2012%2F05%2F15%2Fprevidenza-rischio-finanziario-rischio-politico-e-poi%2F&amp;linkname=Previdenza%3A%20rischio%20finanziario%2C%20rischio%20politico.%20E%20poi%3F" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.previnforma.it/wordpress/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.previnforma.it%2Fwordpress%2F2012%2F05%2F15%2Fprevidenza-rischio-finanziario-rischio-politico-e-poi%2F&amp;linkname=Previdenza%3A%20rischio%20finanziario%2C%20rischio%20politico.%20E%20poi%3F" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.previnforma.it/wordpress/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_linkedin" href="http://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.previnforma.it%2Fwordpress%2F2012%2F05%2F15%2Fprevidenza-rischio-finanziario-rischio-politico-e-poi%2F&amp;linkname=Previdenza%3A%20rischio%20finanziario%2C%20rischio%20politico.%20E%20poi%3F" title="LinkedIn" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.previnforma.it/wordpress/wp-content/plugins/add-to-any/icons/linkedin.png" width="16" height="16" alt="LinkedIn"/></a><a class="a2a_button_google_plusone addtoany_special_service" data-annotation="none" data-href="http://www.previnforma.it/wordpress/2012/05/15/previdenza-rischio-finanziario-rischio-politico-e-poi/"></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.previnforma.it%2Fwordpress%2F2012%2F05%2F15%2Fprevidenza-rischio-finanziario-rischio-politico-e-poi%2F&amp;title=Previdenza%3A%20rischio%20finanziario%2C%20rischio%20politico.%20E%20poi%3F" id="wpa2a_4">Condividi</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Fonchim: Ortolani è il nuovo presidente</title>
		<link>http://www.previnforma.it/wordpress/2012/05/15/fonchim-ortolani-e-il-nuovo-presidente/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 16:31:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fatti]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Zoncada]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Ortolani]]></category>
		<category><![CDATA[fonchim]]></category>

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		<description><![CDATA[Zoncada alla vicepresidenza]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.previnforma.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/fonchim2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4810" title="fonchim2" src="http://www.previnforma.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/fonchim2-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a>Fonchim, il fondo pensione complementare a <span class="domtooltips">capitalizzazione<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Meccanismo di finanziamento di un sistema pensionistico che prevede l’accantonamento dei contributi durante la vita attiva del lavoratore e il loro investimento con un orizzonte di lungo periodo, al fine di accrescere il montante finale durante la fase di accumulo.</span></span> per i lavoratori dell&#8217;industria chimica e farmaceutica e dei settori affini, ha rinnovato i vertici per il triennio 2012-2015. Alla presidenza è stato chiamato Fabio Ortolani e alla Vice Presidenza Antonio Zoncada.</p>
<p>Fabio Ortolani è stato responsabile della Divisione Fondi Pensione dell’Agci (Associazione Generale delle Cooperative Italiane), è stato membro dell <span class="domtooltips">Covip<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Commissione di vigilanza sui fondi pensione. La legge 335/95 conferma l’impianto generale del sistema di vigilanza fondato sulla ripartizione dei compiti tra l’apposita Commissione incaricata di controllare le casse pensionistiche e le autorità preposte alla vigilanza sui soggetti gestori, cioè Banca d’Italia, Consob, <span class="domtooltips">Isvap<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di
interesse pubblico.</span></span>.

La Commissione tiene l’albo dei fondi pensione; approva gli statuti e i regolamenti; rilascia le autorizzazioni per l’esercizio dell’attività dei fondi; verifica il rispetto dei criteri di individuazione e ripartizione del rischio; indica criteri omogenei per la determinazione del patrimonio dei fondi e della loro redditività; esercita, anche mediante ispezioni, il controllo sulla gestione tecnica, finanziaria, patrimoniale e contabile dei fondi ecc.</span></span> e presidente del fondo Cometa. Il neo-vicepresidente, Antonio Zoncada, dell’industria Chimica Zoncada, è componente del Collegio dei Revisori di Confindustria.</p>
<p>“Fonchim &#8211; ha dichiarato Ortolani nel corso di un convegno tenuto nell’ambito delle Giornate della Previdenza &#8211; è la dimostrazione che una buona e mirata comunicazione in settori industriali diffusi, come la chimica, può portare a risultati aggregati molto soddisfacenti sotto l’aspetto associativo. Infatti, gli oltre 150.000 associati, pari all’80% dei potenziali aderenti del settore, sono la dimostrazione che si può guardare al futuro se, tutti insieme, si persegue lo stesso obiettivo. Quindi l’auspicio è che anche la parte pubblica, sino ad oggi poco presente, partecipi alla diffusione di una cultura previdenziale in favore dei cittadini. Fonchim lo ha fatto attraverso il lavoro di squadra dei precedenti Consigli di Amministrazione e continuerà la sua opera di informazione ponendosi l’obiettivo di contribuire con le nuove tecnologie alla diffusione della consapevolezza previdenziale.”</p>
<p><a class="a2a_button_facebook_like addtoany_special_service" data-href="http://www.previnforma.it/wordpress/2012/05/15/fonchim-ortolani-e-il-nuovo-presidente/"></a><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.previnforma.it%2Fwordpress%2F2012%2F05%2F15%2Ffonchim-ortolani-e-il-nuovo-presidente%2F&amp;linkname=Fonchim%3A%20Ortolani%20%C3%A8%20il%20nuovo%20presidente" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.previnforma.it/wordpress/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.previnforma.it%2Fwordpress%2F2012%2F05%2F15%2Ffonchim-ortolani-e-il-nuovo-presidente%2F&amp;linkname=Fonchim%3A%20Ortolani%20%C3%A8%20il%20nuovo%20presidente" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.previnforma.it/wordpress/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_linkedin" href="http://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.previnforma.it%2Fwordpress%2F2012%2F05%2F15%2Ffonchim-ortolani-e-il-nuovo-presidente%2F&amp;linkname=Fonchim%3A%20Ortolani%20%C3%A8%20il%20nuovo%20presidente" title="LinkedIn" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.previnforma.it/wordpress/wp-content/plugins/add-to-any/icons/linkedin.png" width="16" height="16" alt="LinkedIn"/></a><a class="a2a_button_google_plusone addtoany_special_service" data-annotation="none" data-href="http://www.previnforma.it/wordpress/2012/05/15/fonchim-ortolani-e-il-nuovo-presidente/"></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.previnforma.it%2Fwordpress%2F2012%2F05%2F15%2Ffonchim-ortolani-e-il-nuovo-presidente%2F&amp;title=Fonchim%3A%20Ortolani%20%C3%A8%20il%20nuovo%20presidente" id="wpa2a_6">Condividi</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Diffondere la cultura della previdenza</title>
		<link>http://www.previnforma.it/wordpress/2012/05/15/diffondere-la-cultura-della-previdenza/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 15:55:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Ferrante</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Cometa]]></category>
		<category><![CDATA[cooperlavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Covip]]></category>
		<category><![CDATA[Elsa Fornero]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Ortolani]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
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		<category><![CDATA[fonchim]]></category>
		<category><![CDATA[fondi]]></category>
		<category><![CDATA[fondi negoziali]]></category>
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		<category><![CDATA[previdenza complementare]]></category>
		<category><![CDATA[previdenza integrativa]]></category>

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		<description><![CDATA[Ortolani: “Lo Stato dovrà attuare una campagna d’informazione”]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #3366ff;"><em><a href="http://www.previnforma.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/ortolani_fonchim.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4802" title="ortolani_fonchim" src="http://www.previnforma.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/ortolani_fonchim-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a>intervista a <strong>Fabio Ortolani</strong></em><em>, presidente di <strong>Fonchim</strong></em><em>, a cura di <strong>Gianni Ferrante</strong></em></span></p>
<p><em>Il sistema pensionistico pubblico è risultato essere, ancora una volta, un pozzo dal quale prelevare risorse. Ancora una volta però non è stata fornita nuova linfa al sistema integrativo, che dall’anno della sua grande riforma attende un’innovazione sostanziale. Di questo e del possibile scenario futuro, anche alla luce delle recentissime modifiche introdotte dal Governo Monti, ne parliamo con Fabio Ortolani, in passato presidente del più grande fondo pensione privato, Cometa e commissario della Commissione di vigilanza sui fondi pensione, la <span class="domtooltips">Covip<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Commissione di vigilanza sui fondi pensione. La legge 335/95 conferma l’impianto generale del sistema di vigilanza fondato sulla ripartizione dei compiti tra l’apposita Commissione incaricata di controllare le casse pensionistiche e le autorità preposte alla vigilanza sui soggetti gestori, cioè Banca d’Italia, Consob, <span class="domtooltips">Isvap<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di
interesse pubblico.</span></span>.

La Commissione tiene l’albo dei fondi pensione; approva gli statuti e i regolamenti; rilascia le autorizzazioni per l’esercizio dell’attività dei fondi; verifica il rispetto dei criteri di individuazione e ripartizione del rischio; indica criteri omogenei per la determinazione del patrimonio dei fondi e della loro redditività; esercita, anche mediante ispezioni, il controllo sulla gestione tecnica, finanziaria, patrimoniale e contabile dei fondi ecc.</span></span> e attuale responsabile di questo settore per l’Agci nonché Consigliere di amministrazione dei fondi delle Cooperative (Cooperlavoro-Previcooper e Filcoop) ed ora presidente di Fonchim. </em></p>
<p><strong><em>Quale valutazione dell’ultima riforma delle pensioni? Quale sarà l’impatto nel sistema pensionistico?</em></strong></p>
<p>Da un lato possiamo dire che negli ultimi anni i governi che si sono succeduti hanno deciso di fare cassa attraverso interventi restrittivi sul sistema pensionistico pubblico, inducendo così i cittadini a non credere più al patto generazionale che lega questo sistema alla fiducia in un reddito post lavorativo sicuro e sopratutto affidabile in quanto costruito su basi di certezza stabili nel tempo.</p>
<p>In Italia aver stabilito l’età pensionabile per gli uomini a 67 anni, con possibilità di arrivare a 70 anni, in caso di particolari situazioni personali, e di 65 anni per le donne, non contribuisce a risolvere il problema della disoccupazione giovanile e dell’evasione contributiva che tanto incide sulla vita sociale e previdenziale del Paese.</p>
<p>In secondo luogo invece, se si guarda alle tematiche della stabilità finanziaria, la manovra può essere vista in maniera asettica in quanto contribuisce a ridare fiducia verso i conti futuri e quindi stabilisce una frontiera per l’intero sistema Italia, senza la quale sarebbe messo in dubbio l’equilibrio stesso del nostro apparato previdenziale.</p>
<p>Quindi due facce che si contrappongono, ma che, per ora, devono convivere. Lo Stato però dovrà attuare una campagna d’informazione e un’intensa attività di cultura previdenziale ad iniziare dalle scuole superiori e dall’università per poter contribuire a formare la coscienza previdenziale nei giovani.</p>
<p><strong><em>La riforma può essere un primo passo verso l’abbandono dell’obbligatorietà pensionistica da parte dello Stato Italiano?</em></strong></p>
<p>Francamente non penso che in Italia si possa arrivare al superamento dell’obbligatorietà pensionistica pubblica. Sarebbe anacronistico e senza dubbio non attuabile considerato che il sistema si basa sullo scambio generazionale a <span class="domtooltips">ripartizione<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Meccanismo di finanziamento di un sistema
pensionistico per cui i contributi versati dai lavoratori in attività
sono subito utilizzati per finanziare i trattamenti da erogare a chi È
in pensione. In uso in vari Paesi (Giappone, Usa). In Italia su tale
sistema si basa tutta la gestione pensionistica. La ripartizione
presuppone la solidarietà tra generazioni (contratto
intergenerazionale), favorendosi una redistribuzione tra classi d’età.</span></span>. In sostanza con i contributi pagati oggi dai giovani si pagano le pensioni di oggi. Se si modificasse questo sistema, lo Stato dovrebbe farsi carico, per un lungo periodo, di un debito contratto con milioni di cittadini.</p>
<p><strong><em>Perché il governo non è intervenuto ulteriormente per incentivare le pensioni integrative?</em></strong></p>
<p>Difficile rispondere a questa domanda. Al ministero del Lavoro e delle Politiche sociali è stato nominata la professoressa Fornero, nota per essere una fautrice dei Fondi pensione e dell’introduzione della cultura previdenziale nel mondo scolastico e universitario. Probabilmente occorrerà far pressioni, attraverso le organizzazioni sociali per riprendere il tema degli sgravi fiscali per questo tipo particolare d’investimento previdenziale.</p>
<p><strong><em>Vede passi in avanti da parte dei Fondi pensione privati? Come stanno reagendo i lavoratori?</em></strong></p>
<p>I Fondi pensione, quelli di nuova costituzione, post 1993, hanno sostanzialmente mantenuto i loro aderenti ed in alcuni casi hanno avuto percentuali di adesione soddisfacenti se si considera il periodo di grande fibrillazione del mercato finanziario che ha prodotto incertezze sia in coloro che già hanno aderito ad una forma pensionistica, che in coloro che ancora non lo hanno fatto. La mancanza di una conoscenza diffusa del sistema previdenziale a <span class="domtooltips">capitalizzazione<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Meccanismo di finanziamento di un sistema pensionistico che prevede l’accantonamento dei contributi durante la vita attiva del lavoratore e il loro investimento con un orizzonte di lungo periodo, al fine di accrescere il montante finale durante la fase di accumulo.</span></span> fa assimilare il sistema dei Fondi a quello finanziario puro.</p>
<p><strong><em>Quando potrebbe essere utile una riforma del decreto 703?</em></strong></p>
<p>Il decreto legislativo 703, che in Italia regolamenta il mercato dei Fondi pensione, è stato di grande utilità ed ha impedito ai Fondi stessi di subire, fino a oggi, pesanti conseguenze sul piano dei rendimenti finanziari. L’impossibilità di utilizzo dei sofisticati strumenti finanziari, che spesso sono stati la causa di perdite rilevanti da parte dei Fondi comuni, ha dato una chance in sicurezza che ovviamente la revisione del decreto non dovrà modificare.</p>
<p>Occorre però riflettere sulla capacità dei Fondi di dotarsi di un’organizzazione interna complessa che li renda operativi al pari degli operatori finanziari che ora utilizzano come gestori; solo così si potrà apprezzare una cauta revisione del decreto, avendo sempre una visione per la finalità della previdenza complementare che è e rimane la <span class="domtooltips">rendita<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Al momento del pensionamento l'aderente può decidere  di restare ancora nel Fondo o chiedere la prestazione pensionistica. Quando la posizione non supera determinati limiti, si può scegliere tra una prestazione in capitale (unico pagamento), fino al 100% del montante finale, oppure una prestazione in rendita (pagamento periodico proporzionale alla posizione convertita). I Fondi mettono a disposizione diverse tiplogie di rendita. Rendita vitalizia: percepita dal lavoratore solo finchè è in vita. Rendita certa: con un costo leggermente superiore alla precedente è possibile rendere certi i pagamenti per i primi 5 o 10 anni, anche qualora il lavoratore muoia  subito dopo il pensionamento. Rendita reversibile: ovvero l'erogazione periodoca della rendita tiene conto (nel suo ammontare) della speranza di vita di due persone (l'associato e il reversionario). All'eventuale morte del primo è il secondo che continua a incassare una parte dell'assegno periodico. Alcuni Fondi adottano altre forme di rendita pensionistica complementare, tra queste la "rendita contrassicurata".</span></span> pensionistica per i lavoratori.</p>
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		<title>Briosi nuovo presidente di Laborfonds</title>
		<link>http://www.previnforma.it/wordpress/2012/05/11/briosi-nuovo-presidente-di-laborfonds/</link>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 14:03:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fatti]]></category>
		<category><![CDATA[fondi negoziali]]></category>
		<category><![CDATA[laborfonds]]></category>

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		<description><![CDATA[I nuovi organi del Fondo territoriale del Trentino-Alto Adige]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.previnforma.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/Briosi_laborfonds.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4779" title="Briosi_laborfonds" src="http://www.previnforma.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/Briosi_laborfonds-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a>Il 10 maggio, Antonio Briosi è stato eletto presidente di <a href="http://www.laborfonds.it/it/informazione/index.asp" target="_blank">Laborfonds</a>, il fondo pensione negoziale territoriale del Trentino-Alto Adige. A eleggerlo, il nuovo Consiglio di Amministrazione nel corso della sua prima riunione. Briosi, che fa parte della rappresentanza datoriale, è affiancato dal nuovo vice presidente Günther Patscheider, in rappresentanza dei lavoratori.</p>
<p>I nuovi vertici guideranno per i prossimi tre anni il più grande fondo pensione negoziale territoriale italiano che conta oltre 113.000 iscritti. Briosi, rivolgendosi al Consiglio di Amministrazione, ha richiamato i principali nodi che il Fondo dovrà affrontare nei prossimi mesi a partire dalla verifica e dalla revisione delle <span class="domtooltips">asset allocation<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">È il processo sistematico attraverso il quale il responsabile della gestione di un <span class="domtooltips">portafoglio<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Insieme di titoli di proprietà di una persona fisica
oppure giuridica. In generale, un’adeguata <span class="domtooltips">diversificazione<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">È la strategia (vincente) con cui si riparte il capitale investendolo in attività finanziarie diverse con l’obiettivo di ridurre il rischio dell’investimento.</span></span> del
portafoglio rappresenta la metodologia più efficace per avere in
prospettiva ritorni migliori dall’investimento effettuato, ma deve
essere effettuata in relazione alla propensione al <span class="domtooltips">rischio<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Secondo G. Cuneo e R. Timo (Come funzionano i fondi
pensione), il rischio è innanzitutto "il non disporre dell’ammontare di
capitale di cui si ha bisogno quando se ne ha bisogno". Il rischio è
statisticamente misurabile e la sua unità di misura è la deviazione
standard: essa misura l’intervallo, in più o in meno rispetto all’attesa
di rendimento, in cui, con 2/3 di probabilità, cadrà il valore
effettivamente assunto dal rendimento. Il rischio può essere minimizzato
da una corretta <span class="domtooltips">diversificazione<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">È la strategia (vincente) con cui si riparte il capitale investendolo in attività finanziarie diverse con l’obiettivo di ridurre il rischio dell’investimento.</span></span> del portafoglio fra più categorie di
investimenti (che tengano innanzitutto conto dell’orizzonte temporale
dell’investimento).</span></span> dello stesso
investitore. Non esiste quindi un portafoglio ottimo in assoluto, ma ne
esiste uno ottimale a ogni livello di <span class="domtooltips">rischio<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Secondo G. Cuneo e R. Timo (Come funzionano i fondi
pensione), il rischio è innanzitutto "il non disporre dell’ammontare di
capitale di cui si ha bisogno quando se ne ha bisogno". Il rischio è
statisticamente misurabile e la sua unità di misura è la deviazione
standard: essa misura l’intervallo, in più o in meno rispetto all’attesa
di rendimento, in cui, con 2/3 di probabilità, cadrà il valore
effettivamente assunto dal rendimento. Il rischio può essere minimizzato
da una corretta <span class="domtooltips">diversificazione<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">È la strategia (vincente) con cui si riparte il capitale investendolo in attività finanziarie diverse con l’obiettivo di ridurre il rischio dell’investimento.</span></span> del portafoglio fra più categorie di
investimenti (che tengano innanzitutto conto dell’orizzonte temporale
dell’investimento).</span></span> o di <span class="domtooltips">rendimento<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Utile di un investimento espresso in percentuale del
capitale investito; fornisce in altre parole la misura dell’efficienza
economica di un’operazione finanziaria, commerciale o industriale.
Rendimento netto = rendimento lordo meno costi. La volontà di
raggiungere alti rendimenti dovrà essere commisurata al grado di <span class="domtooltips">rischio<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Secondo G. Cuneo e R. Timo (Come funzionano i fondi
pensione), il rischio è innanzitutto "il non disporre dell’ammontare di
capitale di cui si ha bisogno quando se ne ha bisogno". Il rischio è
statisticamente misurabile e la sua unità di misura è la deviazione
standard: essa misura l’intervallo, in più o in meno rispetto all’attesa
di rendimento, in cui, con 2/3 di probabilità, cadrà il valore
effettivamente assunto dal rendimento. Il rischio può essere minimizzato
da una corretta <span class="domtooltips">diversificazione<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">È la strategia (vincente) con cui si riparte il capitale investendolo in attività finanziarie diverse con l’obiettivo di ridurre il rischio dell’investimento.</span></span> del portafoglio fra più categorie di
investimenti (che tengano innanzitutto conto dell’orizzonte temporale
dell’investimento).</span></span>
accettabile dagli iscritti.</span></span> desiderato
(frontiera efficiente).</span></span> (Cda) individua il mix di investimenti che meglio massimizza le probabilità di perseguire gli obiettivi dello stesso. L'Asset allocation oltre ad essere di tipo strategico può essere di tipo "tattico", allorché il gestore cerca di avvantaggiarsi delle opportunità che il mercato offre nel medio e breve periodo. Esiste anche una Asset allocation di tipo "dinamico", quando, con l'ausilio di strumenti finanziari particolari (derivati), ci si può proteggere da correzioni repentine del mercato e partecipare in misura più ampia a rialzi di effimera durata.</span></span> strategiche dei comparti del Fondo anche in seguito all&#8217;aggiornamento dell&#8217;analisi demografica, reddituale e dei bisogni previdenziali degli aderenti, l&#8217;adeguamento delle procedure e della struttura organizzativa del Fondo &#8211; alla luce delle novità introdotte in merito dalla <span class="domtooltips">Covip<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Commissione di vigilanza sui fondi pensione. La legge 335/95 conferma l’impianto generale del sistema di vigilanza fondato sulla ripartizione dei compiti tra l’apposita Commissione incaricata di controllare le casse pensionistiche e le autorità preposte alla vigilanza sui soggetti gestori, cioè Banca d’Italia, Consob, <span class="domtooltips">Isvap<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di
interesse pubblico.</span></span>.

La Commissione tiene l’albo dei fondi pensione; approva gli statuti e i regolamenti; rilascia le autorizzazioni per l’esercizio dell’attività dei fondi; verifica il rispetto dei criteri di individuazione e ripartizione del rischio; indica criteri omogenei per la determinazione del patrimonio dei fondi e della loro redditività; esercita, anche mediante ispezioni, il controllo sulla gestione tecnica, finanziaria, patrimoniale e contabile dei fondi ecc.</span></span> -, l&#8217;avvio delle procedure per le convenzioni di gestione che scadranno nei primi mesi dell&#8217;anno prossimo.<br />
Briosi ha sottolineato l’urgenza di realizzare iniziative di informazione continua e piani di sviluppo dell&#8217;educazione al risparmio previdenziale per sensibilizzare tutti i cittadini &#8211; in particolare le giovani generazioni &#8211; ad una precoce pianificazione del proprio futuro.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><span style="color: #3366ff;"><strong>Gli organi di Laborfonds</strong></span></p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong>Consiglio di Amministrazione</strong>. Rappresentanti dei datori di lavoro: Lorenzo Bertoli, Antonello Briosi, Mario Pedrotti (nominati dai datori di lavoro trentini); Thomas Ausserhofer, Markus Kuntner, Laura Nogler (nominati dai datori di lavoro altoatesini). Rappresentanti dei lavoratori: Franco Ianeselli (Cgil del Trentino), Giorgio Pedron (Cgil-Agb), Michele Bezzi (Cisl del Trentino), Günther Patscheider (Sgb-Cisl), Walter Alotti (Uil-Sgk), Johann Egger (Asgb).</p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong>Collegio dei Sindaci</strong>. Rappresentanti dei datori di lavoro: Pierluigi Carollo (nominato dai datori di lavoro trentini), Hannes Pircher (nominato dai datori di lavoro altoatesini). Rappresentanti dei lavoratori: Gian Marco Trentini (Uil del Trentino), Christof Brandt (Asgb). Presidente: Christof Brandt.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Direttore generale responsabile del Fondo rimane Giorgio Valzolgher.</p>
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		<title>Pensioni/esodati. Uil: ripristinare le regole pre-riforma</title>
		<link>http://www.previnforma.it/wordpress/2012/05/08/pensioniesodati-uil-ripristinare-le-regole-pre-riforma/</link>
		<comments>http://www.previnforma.it/wordpress/2012/05/08/pensioniesodati-uil-ripristinare-le-regole-pre-riforma/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 08 May 2012 12:08:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Brevi]]></category>
		<category><![CDATA[Domenico Proietti]]></category>
		<category><![CDATA[Elsa Fornero]]></category>
		<category><![CDATA[esodati]]></category>
		<category><![CDATA[pensioni]]></category>
		<category><![CDATA[riforma]]></category>
		<category><![CDATA[Uil]]></category>

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		<description><![CDATA[Proietti: L'incontro del 9 maggio con Fornero serve per garantire i diritti di questi lavoratori]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.previnforma.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/uil_esodati.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4769" title="uil_esodati" src="http://www.previnforma.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/uil_esodati-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>La Uil, all&#8217;incontro che si terrà il 9 maggio con il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, &#8220;ribadirà che la via maestra per risolvere i problemi delle migliaia di lavoratori esodati è quella del ripristino delle regole previdenziali vigenti prima dell&#8217;entrata in vigore della nuova normativa&#8221;. Lo afferma il segretario confederale Domenico Proietti.</p>
<p>&#8220;L&#8217;incontro &#8211; continua Proietti &#8211; dovrà servire a ricercare le soluzioni più opportune per garantire i diritti di questi lavoratori, evitando che possano rimanere, anche per lunghi periodi, senza alcun tipo di reddito&#8221;. La Uil, conclude, &#8220;chiede su questo un impegno chiaro da parte del governo già nel decreto ministeriale di prossima emanazione che dovrà dare risposte a tutti i lavoratori coinvolti restituendo stabilità e certezze normative all&#8217;intero sistema&#8221;.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook_like addtoany_special_service" data-href="http://www.previnforma.it/wordpress/2012/05/08/pensioniesodati-uil-ripristinare-le-regole-pre-riforma/"></a><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.previnforma.it%2Fwordpress%2F2012%2F05%2F08%2Fpensioniesodati-uil-ripristinare-le-regole-pre-riforma%2F&amp;linkname=Pensioni%2Fesodati.%20Uil%3A%20ripristinare%20le%20regole%20pre-riforma" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.previnforma.it/wordpress/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.previnforma.it%2Fwordpress%2F2012%2F05%2F08%2Fpensioniesodati-uil-ripristinare-le-regole-pre-riforma%2F&amp;linkname=Pensioni%2Fesodati.%20Uil%3A%20ripristinare%20le%20regole%20pre-riforma" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.previnforma.it/wordpress/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_linkedin" href="http://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.previnforma.it%2Fwordpress%2F2012%2F05%2F08%2Fpensioniesodati-uil-ripristinare-le-regole-pre-riforma%2F&amp;linkname=Pensioni%2Fesodati.%20Uil%3A%20ripristinare%20le%20regole%20pre-riforma" title="LinkedIn" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.previnforma.it/wordpress/wp-content/plugins/add-to-any/icons/linkedin.png" width="16" height="16" alt="LinkedIn"/></a><a class="a2a_button_google_plusone addtoany_special_service" data-annotation="none" data-href="http://www.previnforma.it/wordpress/2012/05/08/pensioniesodati-uil-ripristinare-le-regole-pre-riforma/"></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.previnforma.it%2Fwordpress%2F2012%2F05%2F08%2Fpensioniesodati-uil-ripristinare-le-regole-pre-riforma%2F&amp;title=Pensioni%2Fesodati.%20Uil%3A%20ripristinare%20le%20regole%20pre-riforma" id="wpa2a_12">Condividi</a></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Mobilitare il risparmio per lo sviluppo</title>
		<link>http://www.previnforma.it/wordpress/2012/05/07/mobilitare-il-risparmio-per-lo-sviluppo/</link>
		<comments>http://www.previnforma.it/wordpress/2012/05/07/mobilitare-il-risparmio-per-lo-sviluppo/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 07 May 2012 10:59:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Ferrante</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Covip]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[fondi]]></category>
		<category><![CDATA[Isvap]]></category>
		<category><![CDATA[previdenza]]></category>
		<category><![CDATA[previdenza complementare]]></category>
		<category><![CDATA[previndenza integrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Silvano Andriani]]></category>
		<category><![CDATA[welfare]]></category>

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		<description><![CDATA[Andriani: adeguare il sistema previdenziale alle nuove condizioni]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #3366ff;"><em><a href="http://www.previnforma.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/andriani_axa_mps.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4727" title="andriani_axa_mps" src="http://www.previnforma.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/andriani_axa_mps-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a>intervista ad <strong>Antonio Silvano Andriani</strong> presidente di<strong> Axa Mps Assicurazioni Vita e Danni Spa,</strong> a cura di <strong>Gianni Ferrante</strong></em></span></p>
<p><strong><em>A valle della riforma pensionistica ci si </em><em>è</em><em> interrogati se la previdenza complementare mantenga la sua utilit</em><em>à</em><em>, se sussita ancora una coerenza tra i due <span class="domtooltips">pilastri<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Terminologia usata per indicare le gambe del sistema
Pensionistico. Primo pilastro: il sistema pubblico attraverso gli enti
pubblici; secondo pilastro: la previdenza collettiva (fondi pensione
chiusi); terzo pilastro: la previdenza individuale (fondi pensione
aperti e piani di previdenza).</span></span> e, in sostanza, se queste due parti del welfare corrispondano a un disegno razionale. Periodicamente, ad esempio, qualcuno viene fuori con proposte che pi</em><em>ù</em><em> che puntare a uno sviluppo del sistema di secondo pilastro, senza stravvolgene il profilo, tende a rimetterlo in discussione dalle fondamenta. </em></strong></p>
<p>La confusione si presenta perché non si è risposto alla domanda “a cosa serve”. La riforma, fatta in tappe successive, ha puntato a recuperare l&#8217;equilibrio finanziario del sistema previdenziale. Ora lo ha fatto e, forse è andata anche oltre, però non ci si è chiesto a cosa debba servire il sistema nel suo insieme.</p>
<p>Questo è un dibattito che fu fatto dopo la seconda guerra mondiale e ha dato vita alla costituzione di sistemi previdenziali con ratio diverse. Schematizzando, un sistema alla Beveridge, tipicamente anglosassone, e un sistema socialdemocratico, che ha riguardato il grosso dei paesi dell&#8217;Europa continentale, compresa l&#8217;Italia. Quest&#8217;ultimo assegnava alla previdenza pubblica il compito di garantire al lavoratore che nel momento in cui andava in pensione potesse godere di un reddito comparabile con quello che aveva avuto fino ad allora. Il sistema Beveridge, diversamente, doveva assicurare che tutti i lavoratori andati in pensione potessero godere di un livello di sussistenza decente, dopodiche&#8217; se qualcuno voleva un livello di reddito superiore doveva pensarci da solo, facendosi una previdenza complementare o investendo in altro modo i suoi risparmi. Questi erano i due approcci.</p>
<p>Il sistema socialdemocratico, affine al nostro, è più sbilanciato sul piano finanziario,non c&#8217;è coerenza tra la contribuzione e i benefici che vengono erogati. Questo sbilanciamento non si vede fintanto che c&#8217;è un forte afflusso di manodopera nuova nel sistema; quando questo si arresta appare lo sbilanciamento finanziario.</p>
<p>E quindi, è stato affrontato con una serie di rattoppi che alla fine danno un sistema nel quale la componente pubblica, credo, possa essere definita come una specie di polizza a beneficio indeterminato, perché nessuno sa quale sarà il <span class="domtooltips">tasso di sostituzione<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">È il rapporto tra la <span class="domtooltips">rendita<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Al momento del pensionamento l'aderente può decidere  di restare ancora nel Fondo o chiedere la prestazione pensionistica. Quando la posizione non supera determinati limiti, si può scegliere tra una prestazione in capitale (unico pagamento), fino al 100% del montante finale, oppure una prestazione in rendita (pagamento periodico proporzionale alla posizione convertita). I Fondi mettono a disposizione diverse tiplogie di rendita. Rendita vitalizia: percepita dal lavoratore solo finchè è in vita. Rendita certa: con un costo leggermente superiore alla precedente è possibile rendere certi i pagamenti per i primi 5 o 10 anni, anche qualora il lavoratore muoia  subito dopo il pensionamento. Rendita reversibile: ovvero l'erogazione periodoca della rendita tiene conto (nel suo ammontare) della speranza di vita di due persone (l'associato e il reversionario). All'eventuale morte del primo è il secondo che continua a incassare una parte dell'assegno periodico. Alcuni Fondi adottano altre forme di rendita pensionistica complementare, tra queste la "rendita contrassicurata".</span></span> pensionistica nell'anno del ritiro dall'attività e il reddito lavorativo dell'anno precedente il pensionamento. Offre un'indicazione della capacità del sistema pensionistico di permettere all'individuo di mantenere il prorprio standard di vita al termine dell'attività lavorativa.</span></span> effettivo, che dipende anche dall&#8217;andamento demografico. Con la differenza che, anziché essere finanziata a <span class="domtooltips">capitalizzazione<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Meccanismo di finanziamento di un sistema pensionistico che prevede l’accantonamento dei contributi durante la vita attiva del lavoratore e il loro investimento con un orizzonte di lungo periodo, al fine di accrescere il montante finale durante la fase di accumulo.</span></span> è finanziata a <span class="domtooltips">ripartizione<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Meccanismo di finanziamento di un sistema
pensionistico per cui i contributi versati dai lavoratori in attività
sono subito utilizzati per finanziare i trattamenti da erogare a chi È
in pensione. In uso in vari Paesi (Giappone, Usa). In Italia su tale
sistema si basa tutta la gestione pensionistica. La ripartizione
presuppone la solidarietà tra generazioni (contratto
intergenerazionale), favorendosi una redistribuzione tra classi d’età.</span></span>; per il resto funziona come una polizza a beneficio indeterminato, con effetti redistributivi nulli, anzi negativi.</p>
<p>Nella fase precedente la riforma gli effetti redistributivi negativi erano pesantissimi: se la sostituzione è stabilita sulla base degli ultimi cinque anni di lavoro, chi fa carriera fino alla fine è il dirigente non l&#8217;operaio. Ora questo elemento negativo è stato eliminato. Non c&#8217;è però una redistribuzione positiva. Resta, anzi, un elemento di redistribuzione negativa se si tiene conto che le aspettative di vita degli operai &#8211; che sono quelli che fanno i lavori più pesanti e meno retribuiti &#8211; sono inferiori.</p>
<p>Quindi c’è un sistema pubblico che ha questi limiti, la cui ratio non è stata definita. Dall&#8217;altra parte, il sistema privato è stato introdotto e sostenuto con una motivazione fondamentale: essendo il <span class="domtooltips">rendimento<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Utile di un investimento espresso in percentuale del
capitale investito; fornisce in altre parole la misura dell’efficienza
economica di un’operazione finanziaria, commerciale o industriale.
Rendimento netto = rendimento lordo meno costi. La volontà di
raggiungere alti rendimenti dovrà essere commisurata al grado di <span class="domtooltips">rischio<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Secondo G. Cuneo e R. Timo (Come funzionano i fondi
pensione), il rischio è innanzitutto "il non disporre dell’ammontare di
capitale di cui si ha bisogno quando se ne ha bisogno". Il rischio è
statisticamente misurabile e la sua unità di misura è la deviazione
standard: essa misura l’intervallo, in più o in meno rispetto all’attesa
di rendimento, in cui, con 2/3 di probabilità, cadrà il valore
effettivamente assunto dal rendimento. Il rischio può essere minimizzato
da una corretta <span class="domtooltips">diversificazione<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">È la strategia (vincente) con cui si riparte il capitale investendolo in attività finanziarie diverse con l’obiettivo di ridurre il rischio dell’investimento.</span></span> del portafoglio fra più categorie di
investimenti (che tengano innanzitutto conto dell’orizzonte temporale
dell’investimento).</span></span>
accettabile dagli iscritti.</span></span> del capitale superiore a quello del lavoro, il maggior <span class="domtooltips">rendimento<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Utile di un investimento espresso in percentuale del
capitale investito; fornisce in altre parole la misura dell’efficienza
economica di un’operazione finanziaria, commerciale o industriale.
Rendimento netto = rendimento lordo meno costi. La volontà di
raggiungere alti rendimenti dovrà essere commisurata al grado di <span class="domtooltips">rischio<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Secondo G. Cuneo e R. Timo (Come funzionano i fondi
pensione), il rischio è innanzitutto "il non disporre dell’ammontare di
capitale di cui si ha bisogno quando se ne ha bisogno". Il rischio è
statisticamente misurabile e la sua unità di misura è la deviazione
standard: essa misura l’intervallo, in più o in meno rispetto all’attesa
di rendimento, in cui, con 2/3 di probabilità, cadrà il valore
effettivamente assunto dal rendimento. Il rischio può essere minimizzato
da una corretta <span class="domtooltips">diversificazione<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">È la strategia (vincente) con cui si riparte il capitale investendolo in attività finanziarie diverse con l’obiettivo di ridurre il rischio dell’investimento.</span></span> del portafoglio fra più categorie di
investimenti (che tengano innanzitutto conto dell’orizzonte temporale
dell’investimento).</span></span>
accettabile dagli iscritti.</span></span> della componente privata avrebbe bilanciato gli effetti dell&#8217;invecchiamento della popolazione.</p>
<p>Tutto ciò non è auspicabile: che il capitale debba avere un <span class="domtooltips">rendimento<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Utile di un investimento espresso in percentuale del
capitale investito; fornisce in altre parole la misura dell’efficienza
economica di un’operazione finanziaria, commerciale o industriale.
Rendimento netto = rendimento lordo meno costi. La volontà di
raggiungere alti rendimenti dovrà essere commisurata al grado di <span class="domtooltips">rischio<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Secondo G. Cuneo e R. Timo (Come funzionano i fondi
pensione), il rischio è innanzitutto "il non disporre dell’ammontare di
capitale di cui si ha bisogno quando se ne ha bisogno". Il rischio è
statisticamente misurabile e la sua unità di misura è la deviazione
standard: essa misura l’intervallo, in più o in meno rispetto all’attesa
di rendimento, in cui, con 2/3 di probabilità, cadrà il valore
effettivamente assunto dal rendimento. Il rischio può essere minimizzato
da una corretta <span class="domtooltips">diversificazione<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">È la strategia (vincente) con cui si riparte il capitale investendolo in attività finanziarie diverse con l’obiettivo di ridurre il rischio dell’investimento.</span></span> del portafoglio fra più categorie di
investimenti (che tengano innanzitutto conto dell’orizzonte temporale
dell’investimento).</span></span>
accettabile dagli iscritti.</span></span> maggiore del lavoro vuol dire che il reddito va redistribuito continuamente a favore del capitale, cosa che, per la verità, poi è avvenuta. Ma non è solo non auspicabile, in effetti non è neanche possibile. Può accadere che una redistribuzione a favore del capitale duri anche abbastanza a lungo, e in effetti è durata per due, tre decenni, ma poi la crescita delle diseguaglianze porta alla crisi, come stiamo vedendo. E allora iniziano periodi di bassissimo <span class="domtooltips">rendimento<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Utile di un investimento espresso in percentuale del
capitale investito; fornisce in altre parole la misura dell’efficienza
economica di un’operazione finanziaria, commerciale o industriale.
Rendimento netto = rendimento lordo meno costi. La volontà di
raggiungere alti rendimenti dovrà essere commisurata al grado di <span class="domtooltips">rischio<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Secondo G. Cuneo e R. Timo (Come funzionano i fondi
pensione), il rischio è innanzitutto "il non disporre dell’ammontare di
capitale di cui si ha bisogno quando se ne ha bisogno". Il rischio è
statisticamente misurabile e la sua unità di misura è la deviazione
standard: essa misura l’intervallo, in più o in meno rispetto all’attesa
di rendimento, in cui, con 2/3 di probabilità, cadrà il valore
effettivamente assunto dal rendimento. Il rischio può essere minimizzato
da una corretta <span class="domtooltips">diversificazione<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">È la strategia (vincente) con cui si riparte il capitale investendolo in attività finanziarie diverse con l’obiettivo di ridurre il rischio dell’investimento.</span></span> del portafoglio fra più categorie di
investimenti (che tengano innanzitutto conto dell’orizzonte temporale
dell’investimento).</span></span>
accettabile dagli iscritti.</span></span> del capitale e di conseguenza adesso i Fondi pensione sono in difficoltà.</p>
<p>La motivazione su cui era nato il sistema complementare viene rimessa in discussione dalla crisi, dal fatto che il maggior <span class="domtooltips">rendimento<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Utile di un investimento espresso in percentuale del
capitale investito; fornisce in altre parole la misura dell’efficienza
economica di un’operazione finanziaria, commerciale o industriale.
Rendimento netto = rendimento lordo meno costi. La volontà di
raggiungere alti rendimenti dovrà essere commisurata al grado di <span class="domtooltips">rischio<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Secondo G. Cuneo e R. Timo (Come funzionano i fondi
pensione), il rischio è innanzitutto "il non disporre dell’ammontare di
capitale di cui si ha bisogno quando se ne ha bisogno". Il rischio è
statisticamente misurabile e la sua unità di misura è la deviazione
standard: essa misura l’intervallo, in più o in meno rispetto all’attesa
di rendimento, in cui, con 2/3 di probabilità, cadrà il valore
effettivamente assunto dal rendimento. Il rischio può essere minimizzato
da una corretta <span class="domtooltips">diversificazione<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">È la strategia (vincente) con cui si riparte il capitale investendolo in attività finanziarie diverse con l’obiettivo di ridurre il rischio dell’investimento.</span></span> del portafoglio fra più categorie di
investimenti (che tengano innanzitutto conto dell’orizzonte temporale
dell’investimento).</span></span>
accettabile dagli iscritti.</span></span> del capitale non è possibile all&#8217;infinito.</p>
<p>A questo punto il problema è ridefinire il ruolo di entrambe le componenti: ridefinirlo non solo tenendo conto dei fallimenti del passato, ma anche che siamo in una situazione nuova e il sistema deve far fronte a questa nuova situazione.</p>
<p><strong><em>La previdenza complementare in realt</em><em>à</em><em> negli ultimi 10-12 anni ha dimostrato di sapersi confrontare con le crisi finanziarie che si sono succedute. Gli aderenti non sembrano avere l&#8217;assillo dei rendimenti. Hanno semmai il problema di prelevare degli anticipi dai loro risparmi previdenziali. Secondo lei, la previdenza complementare, nel corso di questi anni, ha contribuito a rendere un po&#8217; pi</em><em>ù</em><em> trasparente le regole della finanza? Penso, per esempio, a una maggiore articolazione di prodotti finanziari, ai criteri di valutazione del <span class="domtooltips">rischio<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Secondo G. Cuneo e R. Timo (Come funzionano i fondi
pensione), il rischio è innanzitutto "il non disporre dell’ammontare di
capitale di cui si ha bisogno quando se ne ha bisogno". Il rischio è
statisticamente misurabile e la sua unità di misura è la deviazione
standard: essa misura l’intervallo, in più o in meno rispetto all’attesa
di rendimento, in cui, con 2/3 di probabilità, cadrà il valore
effettivamente assunto dal rendimento. Il rischio può essere minimizzato
da una corretta <span class="domtooltips">diversificazione<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">È la strategia (vincente) con cui si riparte il capitale investendolo in attività finanziarie diverse con l’obiettivo di ridurre il rischio dell’investimento.</span></span> del portafoglio fra più categorie di
investimenti (che tengano innanzitutto conto dell’orizzonte temporale
dell’investimento).</span></span>, all&#8217;attendibilit</em><em>à</em><em> degli indici di <span class="domtooltips">rating<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Sistema di valutazione per punteggi (da AAA a un minimo di
D) di un’impresa o di sue obbligazioni, effettuato da società
specializzate (per esempio, Moody’s o Standard & Poor’s) sulla base di
varie informazioni e analisi qualitative e quantitative. È uno degli
strumenti di prevenzione e controllo del <span class="domtooltips">rischio<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Secondo G. Cuneo e R. Timo (Come funzionano i fondi
pensione), il rischio è innanzitutto "il non disporre dell’ammontare di
capitale di cui si ha bisogno quando se ne ha bisogno". Il rischio è
statisticamente misurabile e la sua unità di misura è la deviazione
standard: essa misura l’intervallo, in più o in meno rispetto all’attesa
di rendimento, in cui, con 2/3 di probabilità, cadrà il valore
effettivamente assunto dal rendimento. Il rischio può essere minimizzato
da una corretta <span class="domtooltips">diversificazione<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">È la strategia (vincente) con cui si riparte il capitale investendolo in attività finanziarie diverse con l’obiettivo di ridurre il rischio dell’investimento.</span></span> del portafoglio fra più categorie di
investimenti (che tengano innanzitutto conto dell’orizzonte temporale
dell’investimento).</span></span> di insolvenza più
significativi.</span></span>.</em></strong></p>
<p>Se questo contributo c&#8217;è stato, è stato decisamente inferiore a quello che poteva essere. Prendiamo anche in considerazione i Fondi pensione convenzionali: risulta che abbiano svolto un ruolo particolare nell&#8217;intervenire nel dibattito intorno alla ri-regolazione della finanza? Risulta che abbiano svolto un ruolo particolare nell&#8217;esercitare forme di controllo sulle imprese, nello schema tipo piano Meidner? Non mi sembra. Per quel che riesco a vedere la costituzione dei Fondi pensione finora non ha inciso nell’evoluzione. Peraltro i problemi della ri-regolazione del sistema finanziario sono ancora in una situazione di stallo e purtroppo neanche la politica se ne occupa. Si è fatta una cosiddetta riforma delle strutture di controllo a livello europeo, ma non mi sembra che ci sia stato dibattito politico: se la strada scelta era la migliore, se non bisognasse andare viceversa in direzione di una centralizzazione molto più forte a livello europeo delle forme di controllo. Neanche dal punto di vista dell&#8217;offerta dei prodotti mi sembra che ci sia una grande innovazione.</p>
<p>Quindi la mia tesi è questa: fermo restando che va ridefinito il pilastro pubblico, nel quale vanno reintrodotti elementi di redistribuzione positiva: copertura dei precari, stabilire un livello di sussistenza decente al di sotto del quale le pensioni non possono scendere, consentire maggiore libertà di scelta circa l&#8217;età del pensionamento, senza che nessuno si avvantaggi, dando però al singolo soggetto la possibilità di decidere tra più variabili (età di pensionamento, componente pubblica, risparmio mio, quantità di integrazione se voglio andare prima in pensione o no). Fermo restando &#8211; come detto &#8211; che deve essere ri-regolata anche la componente pubblica, la componente privata giustifica la sua esistenza in quanto rispetta un principio di <span class="domtooltips">diversificazione<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">È la strategia (vincente) con cui si riparte il capitale investendolo in attività finanziarie diverse con l’obiettivo di ridurre il rischio dell’investimento.</span></span>. L&#8217;unica motivazione non è maggior <span class="domtooltips">rendimento<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Utile di un investimento espresso in percentuale del
capitale investito; fornisce in altre parole la misura dell’efficienza
economica di un’operazione finanziaria, commerciale o industriale.
Rendimento netto = rendimento lordo meno costi. La volontà di
raggiungere alti rendimenti dovrà essere commisurata al grado di <span class="domtooltips">rischio<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Secondo G. Cuneo e R. Timo (Come funzionano i fondi
pensione), il rischio è innanzitutto "il non disporre dell’ammontare di
capitale di cui si ha bisogno quando se ne ha bisogno". Il rischio è
statisticamente misurabile e la sua unità di misura è la deviazione
standard: essa misura l’intervallo, in più o in meno rispetto all’attesa
di rendimento, in cui, con 2/3 di probabilità, cadrà il valore
effettivamente assunto dal rendimento. Il rischio può essere minimizzato
da una corretta <span class="domtooltips">diversificazione<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">È la strategia (vincente) con cui si riparte il capitale investendolo in attività finanziarie diverse con l’obiettivo di ridurre il rischio dell’investimento.</span></span> del portafoglio fra più categorie di
investimenti (che tengano innanzitutto conto dell’orizzonte temporale
dell’investimento).</span></span>
accettabile dagli iscritti.</span></span> in capitale, ma che ho due <span class="domtooltips">pilastri<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Terminologia usata per indicare le gambe del sistema
Pensionistico. Primo pilastro: il sistema pubblico attraverso gli enti
pubblici; secondo pilastro: la previdenza collettiva (fondi pensione
chiusi); terzo pilastro: la previdenza individuale (fondi pensione
aperti e piani di previdenza).</span></span> che hanno un ruolo differente, che consentono di diversificare il <span class="domtooltips">rischio<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Secondo G. Cuneo e R. Timo (Come funzionano i fondi
pensione), il rischio è innanzitutto "il non disporre dell’ammontare di
capitale di cui si ha bisogno quando se ne ha bisogno". Il rischio è
statisticamente misurabile e la sua unità di misura è la deviazione
standard: essa misura l’intervallo, in più o in meno rispetto all’attesa
di rendimento, in cui, con 2/3 di probabilità, cadrà il valore
effettivamente assunto dal rendimento. Il rischio può essere minimizzato
da una corretta <span class="domtooltips">diversificazione<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">È la strategia (vincente) con cui si riparte il capitale investendolo in attività finanziarie diverse con l’obiettivo di ridurre il rischio dell’investimento.</span></span> del portafoglio fra più categorie di
investimenti (che tengano innanzitutto conto dell’orizzonte temporale
dell’investimento).</span></span>, perché il <span class="domtooltips">rischio<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Secondo G. Cuneo e R. Timo (Come funzionano i fondi
pensione), il rischio è innanzitutto "il non disporre dell’ammontare di
capitale di cui si ha bisogno quando se ne ha bisogno". Il rischio è
statisticamente misurabile e la sua unità di misura è la deviazione
standard: essa misura l’intervallo, in più o in meno rispetto all’attesa
di rendimento, in cui, con 2/3 di probabilità, cadrà il valore
effettivamente assunto dal rendimento. Il rischio può essere minimizzato
da una corretta <span class="domtooltips">diversificazione<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">È la strategia (vincente) con cui si riparte il capitale investendolo in attività finanziarie diverse con l’obiettivo di ridurre il rischio dell’investimento.</span></span> del portafoglio fra più categorie di
investimenti (che tengano innanzitutto conto dell’orizzonte temporale
dell’investimento).</span></span> è diverso. Stiamo vedendo adesso che la componente pubblica ha un maggior <span class="domtooltips">rischio<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Secondo G. Cuneo e R. Timo (Come funzionano i fondi
pensione), il rischio è innanzitutto "il non disporre dell’ammontare di
capitale di cui si ha bisogno quando se ne ha bisogno". Il rischio è
statisticamente misurabile e la sua unità di misura è la deviazione
standard: essa misura l’intervallo, in più o in meno rispetto all’attesa
di rendimento, in cui, con 2/3 di probabilità, cadrà il valore
effettivamente assunto dal rendimento. Il rischio può essere minimizzato
da una corretta <span class="domtooltips">diversificazione<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">È la strategia (vincente) con cui si riparte il capitale investendolo in attività finanziarie diverse con l’obiettivo di ridurre il rischio dell’investimento.</span></span> del portafoglio fra più categorie di
investimenti (che tengano innanzitutto conto dell’orizzonte temporale
dell’investimento).</span></span> politico, perché con una legge posso cambiare il <span class="domtooltips">tasso di sostituzione<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">È il rapporto tra la <span class="domtooltips">rendita<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Al momento del pensionamento l'aderente può decidere  di restare ancora nel Fondo o chiedere la prestazione pensionistica. Quando la posizione non supera determinati limiti, si può scegliere tra una prestazione in capitale (unico pagamento), fino al 100% del montante finale, oppure una prestazione in rendita (pagamento periodico proporzionale alla posizione convertita). I Fondi mettono a disposizione diverse tiplogie di rendita. Rendita vitalizia: percepita dal lavoratore solo finchè è in vita. Rendita certa: con un costo leggermente superiore alla precedente è possibile rendere certi i pagamenti per i primi 5 o 10 anni, anche qualora il lavoratore muoia  subito dopo il pensionamento. Rendita reversibile: ovvero l'erogazione periodoca della rendita tiene conto (nel suo ammontare) della speranza di vita di due persone (l'associato e il reversionario). All'eventuale morte del primo è il secondo che continua a incassare una parte dell'assegno periodico. Alcuni Fondi adottano altre forme di rendita pensionistica complementare, tra queste la "rendita contrassicurata".</span></span> pensionistica nell'anno del ritiro dall'attività e il reddito lavorativo dell'anno precedente il pensionamento. Offre un'indicazione della capacità del sistema pensionistico di permettere all'individuo di mantenere il prorprio standard di vita al termine dell'attività lavorativa.</span></span>. La componente privata può ridurre sostanzialmente il <span class="domtooltips">rischio<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Secondo G. Cuneo e R. Timo (Come funzionano i fondi
pensione), il rischio è innanzitutto "il non disporre dell’ammontare di
capitale di cui si ha bisogno quando se ne ha bisogno". Il rischio è
statisticamente misurabile e la sua unità di misura è la deviazione
standard: essa misura l’intervallo, in più o in meno rispetto all’attesa
di rendimento, in cui, con 2/3 di probabilità, cadrà il valore
effettivamente assunto dal rendimento. Il rischio può essere minimizzato
da una corretta <span class="domtooltips">diversificazione<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">È la strategia (vincente) con cui si riparte il capitale investendolo in attività finanziarie diverse con l’obiettivo di ridurre il rischio dell’investimento.</span></span> del portafoglio fra più categorie di
investimenti (che tengano innanzitutto conto dell’orizzonte temporale
dell’investimento).</span></span> paese, perché può diversificare a livello internazionale gli investimenti, mentre la componente a <span class="domtooltips">ripartizione<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Meccanismo di finanziamento di un sistema
pensionistico per cui i contributi versati dai lavoratori in attività
sono subito utilizzati per finanziare i trattamenti da erogare a chi È
in pensione. In uso in vari Paesi (Giappone, Usa). In Italia su tale
sistema si basa tutta la gestione pensionistica. La ripartizione
presuppone la solidarietà tra generazioni (contratto
intergenerazionale), favorendosi una redistribuzione tra classi d’età.</span></span> questo <span class="domtooltips">rischio<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Secondo G. Cuneo e R. Timo (Come funzionano i fondi
pensione), il rischio è innanzitutto "il non disporre dell’ammontare di
capitale di cui si ha bisogno quando se ne ha bisogno". Il rischio è
statisticamente misurabile e la sua unità di misura è la deviazione
standard: essa misura l’intervallo, in più o in meno rispetto all’attesa
di rendimento, in cui, con 2/3 di probabilità, cadrà il valore
effettivamente assunto dal rendimento. Il rischio può essere minimizzato
da una corretta <span class="domtooltips">diversificazione<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">È la strategia (vincente) con cui si riparte il capitale investendolo in attività finanziarie diverse con l’obiettivo di ridurre il rischio dell’investimento.</span></span> del portafoglio fra più categorie di
investimenti (che tengano innanzitutto conto dell’orizzonte temporale
dell’investimento).</span></span> non lo può ridurre: se va male il paese va male anche il sistema previdenziale. Quindi bisogna entrare nell&#8217;ordine di idee che esiste un principio di <span class="domtooltips">diversificazione<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">È la strategia (vincente) con cui si riparte il capitale investendolo in attività finanziarie diverse con l’obiettivo di ridurre il rischio dell’investimento.</span></span> che giustifica l&#8217;esistenza dei due <span class="domtooltips">pilastri<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Terminologia usata per indicare le gambe del sistema
Pensionistico. Primo pilastro: il sistema pubblico attraverso gli enti
pubblici; secondo pilastro: la previdenza collettiva (fondi pensione
chiusi); terzo pilastro: la previdenza individuale (fondi pensione
aperti e piani di previdenza).</span></span>; e poi la <span class="domtooltips">diversificazione<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">È la strategia (vincente) con cui si riparte il capitale investendolo in attività finanziarie diverse con l’obiettivo di ridurre il rischio dell’investimento.</span></span> deve riguardare anche i prodotti. Nella misura in cui i Fondi pensione, le compagnie di assicurazione, riusciranno a utilizzare fino in fondo il carattere di maggiore flessibilità che ha la componente privata, anche nell&#8217;offerta dei prodotti, oltre che nei meccanismi di accumulazione, perché posso prevedere che nell&#8217;accumulazione il premio vari nel tempo a secondo del ciclo lavorativo e del ciclo vitale. Ma posso anche prevedere prodotti che non coprano soltanto la previdenza, ma possono coprire la <em>long term care</em>, l&#8217;integrazione sanitaria, possono consentire prelievi durante il corso della vita. Qui ci vuole la fantasia dell&#8217;operatore.</p>
<p><strong><em>Nel 2007 l&#8217;avvio dell&#8217;operativit</em><em>à</em><em> della nuova legge che regola la previdenza complementare ha dato luogo a una campagna nazionale per l&#8217;adesione ai Fondi che ha dato i suoi frutti, dopodiche sono passati 5 anni in cui, con qualche eccezione, ha dominato il silenzio. Le ragioni di questo stallo stanno certamente nelle ripetute crisi finanziarie e nelle ristrettezze di reddito dei lavoratori, per</em><em>ò</em><em> la conseguenza </em><em>è</em><em> ch,e dopo vent&#8217;anni, solo un lavoratore su quattro si </em><em>è</em><em> associato ai Fondi. Considera questo stallo come un fatto contingente, motivato, oppure c&#8217;</em><em>è</em><em> anche un limite culturale pi</em><em>ù</em><em> profondo, per cui si vara una legge con un forte impatto sociale e poi non se ne segue in modo adeguato la realizzazione?</em></strong></p>
<p>Penso proprio che ci sia un limite culturale, collegato a come è stata motivata la cosa. Si è detto che la componente pubblica non ti coprirà nemmeno il minimo vitale, datti da fare per farti una componente privata, il capitale rende di più; e in effetti c&#8217;era una storia di andamento delle polizze private molto favorevole. Questa situazione è cambiata. Forse un lavoratore constata che il suo fondo liquidazione presso le imprese è maggiore di quello che gli dà il Fondo pensione essendo cambiata la situazione dei mercati. Allora se si vuole rilanciare la strumentazione previdenziale bisogna modificarla nel senso che dicevo. Ridefinire che il sistema pubblico deve dare una copertura di una base sicura, che garantisca un livello decente per tutti quanti e poi dire: guarda, tu puoi aggiungere al pilastro pubblico un&#8217;altra cosa, che riduce il tuo <span class="domtooltips">rischio<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Secondo G. Cuneo e R. Timo (Come funzionano i fondi
pensione), il rischio è innanzitutto "il non disporre dell’ammontare di
capitale di cui si ha bisogno quando se ne ha bisogno". Il rischio è
statisticamente misurabile e la sua unità di misura è la deviazione
standard: essa misura l’intervallo, in più o in meno rispetto all’attesa
di rendimento, in cui, con 2/3 di probabilità, cadrà il valore
effettivamente assunto dal rendimento. Il rischio può essere minimizzato
da una corretta <span class="domtooltips">diversificazione<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">È la strategia (vincente) con cui si riparte il capitale investendolo in attività finanziarie diverse con l’obiettivo di ridurre il rischio dell’investimento.</span></span> del portafoglio fra più categorie di
investimenti (che tengano innanzitutto conto dell’orizzonte temporale
dell’investimento).</span></span> perchè lo diversifica e ti può dare prestazioni che il sistema pubblico non ti può dare.</p>
<p><strong><em>Secondo lei, il principio della volontariet</em><em>à</em><em> nell&#8217;adesione ai Fondi tiene?</em></strong></p>
<p>È vero che in più di una realtà europea il secondo pilastro è obbligatorio; in Germania è obbligatorio anche il <em>long term care</em>, una specie di terzo pilastro. Si può anche intraprendere la strada dell&#8217;obbligatorietà, allora senza porsi il problema di quanto si abbassa il <span class="domtooltips">tasso di sostituzione<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">È il rapporto tra la <span class="domtooltips">rendita<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Al momento del pensionamento l'aderente può decidere  di restare ancora nel Fondo o chiedere la prestazione pensionistica. Quando la posizione non supera determinati limiti, si può scegliere tra una prestazione in capitale (unico pagamento), fino al 100% del montante finale, oppure una prestazione in rendita (pagamento periodico proporzionale alla posizione convertita). I Fondi mettono a disposizione diverse tiplogie di rendita. Rendita vitalizia: percepita dal lavoratore solo finchè è in vita. Rendita certa: con un costo leggermente superiore alla precedente è possibile rendere certi i pagamenti per i primi 5 o 10 anni, anche qualora il lavoratore muoia  subito dopo il pensionamento. Rendita reversibile: ovvero l'erogazione periodoca della rendita tiene conto (nel suo ammontare) della speranza di vita di due persone (l'associato e il reversionario). All'eventuale morte del primo è il secondo che continua a incassare una parte dell'assegno periodico. Alcuni Fondi adottano altre forme di rendita pensionistica complementare, tra queste la "rendita contrassicurata".</span></span> pensionistica nell'anno del ritiro dall'attività e il reddito lavorativo dell'anno precedente il pensionamento. Offre un'indicazione della capacità del sistema pensionistico di permettere all'individuo di mantenere il prorprio standard di vita al termine dell'attività lavorativa.</span></span> della componente a <span class="domtooltips">ripartizione<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Meccanismo di finanziamento di un sistema
pensionistico per cui i contributi versati dai lavoratori in attività
sono subito utilizzati per finanziare i trattamenti da erogare a chi È
in pensione. In uso in vari Paesi (Giappone, Usa). In Italia su tale
sistema si basa tutta la gestione pensionistica. La ripartizione
presuppone la solidarietà tra generazioni (contratto
intergenerazionale), favorendosi una redistribuzione tra classi d’età.</span></span>, perché tanto il secondo pilastro è obbligatorio. Quindi un livello decente di pensione lo assicuriamo attraverso la congiunzione di questi due segmenti obbligatori che, anche qui, soddisfano un principio di <span class="domtooltips">diversificazione<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">È la strategia (vincente) con cui si riparte il capitale investendolo in attività finanziarie diverse con l’obiettivo di ridurre il rischio dell’investimento.</span></span> del <span class="domtooltips">rischio<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Secondo G. Cuneo e R. Timo (Come funzionano i fondi
pensione), il rischio è innanzitutto "il non disporre dell’ammontare di
capitale di cui si ha bisogno quando se ne ha bisogno". Il rischio è
statisticamente misurabile e la sua unità di misura è la deviazione
standard: essa misura l’intervallo, in più o in meno rispetto all’attesa
di rendimento, in cui, con 2/3 di probabilità, cadrà il valore
effettivamente assunto dal rendimento. Il rischio può essere minimizzato
da una corretta <span class="domtooltips">diversificazione<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">È la strategia (vincente) con cui si riparte il capitale investendolo in attività finanziarie diverse con l’obiettivo di ridurre il rischio dell’investimento.</span></span> del portafoglio fra più categorie di
investimenti (che tengano innanzitutto conto dell’orizzonte temporale
dell’investimento).</span></span>.</p>
<p>Un altra strada invece ridefinisce la componente pubblica in modo da garantire a tutti un <span class="domtooltips">tasso di sostituzione<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">È il rapporto tra la <span class="domtooltips">rendita<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Al momento del pensionamento l'aderente può decidere  di restare ancora nel Fondo o chiedere la prestazione pensionistica. Quando la posizione non supera determinati limiti, si può scegliere tra una prestazione in capitale (unico pagamento), fino al 100% del montante finale, oppure una prestazione in rendita (pagamento periodico proporzionale alla posizione convertita). I Fondi mettono a disposizione diverse tiplogie di rendita. Rendita vitalizia: percepita dal lavoratore solo finchè è in vita. Rendita certa: con un costo leggermente superiore alla precedente è possibile rendere certi i pagamenti per i primi 5 o 10 anni, anche qualora il lavoratore muoia  subito dopo il pensionamento. Rendita reversibile: ovvero l'erogazione periodoca della rendita tiene conto (nel suo ammontare) della speranza di vita di due persone (l'associato e il reversionario). All'eventuale morte del primo è il secondo che continua a incassare una parte dell'assegno periodico. Alcuni Fondi adottano altre forme di rendita pensionistica complementare, tra queste la "rendita contrassicurata".</span></span> pensionistica nell'anno del ritiro dall'attività e il reddito lavorativo dell'anno precedente il pensionamento. Offre un'indicazione della capacità del sistema pensionistico di permettere all'individuo di mantenere il prorprio standard di vita al termine dell'attività lavorativa.</span></span> che dia la possibilità di sopravvivere in modo decente e poi si lasci libera la scelta della componente privata lasciando che i Fondi pensione e le compagnie di assicurazione innovino i prodotti e competano tra loro, facendo un&#8217;offerta di prodotti che puntino a soddisfare diverse esigenze.</p>
<p>Oltre questi due approcci, c&#8217;è un terzo elemento che chiama in causa la politica economica e il modello di sviluppo che si vuole seguire, ma non so se lo possiamo affrontare qui. Per essere concisi, a volte non ci si rende conto che i Fondi pensione sono investitori istituzionali? E non ci si chiede come viene utilizzato quel risparmio?</p>
<p><strong><em>Vorrei avvicinarmi a questo tema con un</em><em>‘</em><em>ulteriore domanda. I Fondi pensione stanno ragionando se acquistare emissioni bancarie pu</em><em>ò</em><em> aiutare l&#8217;economia reale del Paese e del territorio. </em><em>È</em><em> razionale o si finisce per finanziare i soliti noti? L&#8217;ossatura del Paese </em><em>è</em><em> costituita da pmi e artigiani. Come possono essere aiutate a crescere?</em></strong></p>
<p>Questo è un punto chiave, al quale però i Fondi pensione esistenti non stanno ponendo attenzione; anche se mi rendo conto che in mancanza di una politica economica diretta a utilizzare esplicitamente questo risparmio oggi per un investitore istituzionale è difficile investire: perché il <span class="domtooltips">rendimento<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Utile di un investimento espresso in percentuale del
capitale investito; fornisce in altre parole la misura dell’efficienza
economica di un’operazione finanziaria, commerciale o industriale.
Rendimento netto = rendimento lordo meno costi. La volontà di
raggiungere alti rendimenti dovrà essere commisurata al grado di <span class="domtooltips">rischio<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Secondo G. Cuneo e R. Timo (Come funzionano i fondi
pensione), il rischio è innanzitutto "il non disporre dell’ammontare di
capitale di cui si ha bisogno quando se ne ha bisogno". Il rischio è
statisticamente misurabile e la sua unità di misura è la deviazione
standard: essa misura l’intervallo, in più o in meno rispetto all’attesa
di rendimento, in cui, con 2/3 di probabilità, cadrà il valore
effettivamente assunto dal rendimento. Il rischio può essere minimizzato
da una corretta <span class="domtooltips">diversificazione<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">È la strategia (vincente) con cui si riparte il capitale investendolo in attività finanziarie diverse con l’obiettivo di ridurre il rischio dell’investimento.</span></span> del portafoglio fra più categorie di
investimenti (che tengano innanzitutto conto dell’orizzonte temporale
dell’investimento).</span></span>
accettabile dagli iscritti.</span></span> dei titoli è molto basso, anche i titoli di Stato sono a <span class="domtooltips">rischio<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Secondo G. Cuneo e R. Timo (Come funzionano i fondi
pensione), il rischio è innanzitutto "il non disporre dell’ammontare di
capitale di cui si ha bisogno quando se ne ha bisogno". Il rischio è
statisticamente misurabile e la sua unità di misura è la deviazione
standard: essa misura l’intervallo, in più o in meno rispetto all’attesa
di rendimento, in cui, con 2/3 di probabilità, cadrà il valore
effettivamente assunto dal rendimento. Il rischio può essere minimizzato
da una corretta <span class="domtooltips">diversificazione<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">È la strategia (vincente) con cui si riparte il capitale investendolo in attività finanziarie diverse con l’obiettivo di ridurre il rischio dell’investimento.</span></span> del portafoglio fra più categorie di
investimenti (che tengano innanzitutto conto dell’orizzonte temporale
dell’investimento).</span></span> di <span class="domtooltips">default<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">In finanza con il termine default si definisce l'incapacità tecnica di un'emittente di rispettare le clausole contrattuali previste dal regolamento del finanziamento. Più in generale, è il mancato rispetto di una delle clausole presenti in un accordo di prestito, come  il mancato rimborso di una rata. Con default si intende anche l'insolvenza da parte di un'istituzione o di un Paese.</span></span>, le Borse sono estremamente volatili. Quindi i normali canali d&#8217;investimento di investitori che gestiscono masse enormi di denaro sono difficili. Se ci fossero governi con una visione dello sviluppo, con strategie d&#8217;investimento nel territorio, nelle infrastrutture, nell&#8217;energia, nei trasporti, che si proponessero direttamente l&#8217;obiettivo di mobilitare quel risparmio agli effetti dello sviluppo, secondo me, la cosa sarebbe benvenuta da parte di questi investitori.</p>
<p>Per un investitore istituzionale non è facile valutare un progetto, un&#8217;impresa, non è il suo mestiere; però si potrebbero creare delle strutture intermedie, cioè dei fondi specializzati, pubblici o privati che siano non ha iportanza. Per esempio, negli Usa Obama propone una banca pubblica per le infrastrutture; in Gran Bretagna perfino il governo conservatore ha lanciato l&#8217;idea di una banca pubblica per la <em>Big Society</em>; Holland ha proposto nel suo programma l&#8217;idea di una banca pubblica per finanziare gli investimenti di quelli che lui chiama i settori strategici. Con quali fondi opereranno queste banche? Con quali fondi opereranno strutture deputate a sostenere strategie d&#8217;investimento? Se ci sono strutture competenti a esercitare questo tipo di investimenti penso che possano chiedere agli investitori istituzionali di impiegare parte dei propri risparmi per sostenere queste strategie. E si ristabilisce la verità di fondo che il <span class="domtooltips">rendimento<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Utile di un investimento espresso in percentuale del
capitale investito; fornisce in altre parole la misura dell’efficienza
economica di un’operazione finanziaria, commerciale o industriale.
Rendimento netto = rendimento lordo meno costi. La volontà di
raggiungere alti rendimenti dovrà essere commisurata al grado di <span class="domtooltips">rischio<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Secondo G. Cuneo e R. Timo (Come funzionano i fondi
pensione), il rischio è innanzitutto "il non disporre dell’ammontare di
capitale di cui si ha bisogno quando se ne ha bisogno". Il rischio è
statisticamente misurabile e la sua unità di misura è la deviazione
standard: essa misura l’intervallo, in più o in meno rispetto all’attesa
di rendimento, in cui, con 2/3 di probabilità, cadrà il valore
effettivamente assunto dal rendimento. Il rischio può essere minimizzato
da una corretta <span class="domtooltips">diversificazione<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">È la strategia (vincente) con cui si riparte il capitale investendolo in attività finanziarie diverse con l’obiettivo di ridurre il rischio dell’investimento.</span></span> del portafoglio fra più categorie di
investimenti (che tengano innanzitutto conto dell’orizzonte temporale
dell’investimento).</span></span>
accettabile dagli iscritti.</span></span> del capitale finanziario dipende dall&#8217;andamento dell&#8217;economia reale. Questa verità può essere dimenticata anche per periodi abbastanza lunghi, si può fare denaro con il denaro, come diceva Carlo Marx, ma poi come diceva sempre lui, arrivano le crisi che devono distruggere una parte della ricchezza finanziaria in eccesso che si è creata.</p>
<p><strong><em>Un&#8217;ultima domanda pi</em><em>ù</em><em> legata alla cronaca. Si parla in questi giorni del rinnovo delle cariche di presidenza in alcune Authority e la discussione si e&#8217; complicata con il possibile accorpamento di alcune di queste, come l&#8217;<span class="domtooltips">Isvap<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di
interesse pubblico.</span></span> e la <span class="domtooltips">Covip<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Commissione di vigilanza sui fondi pensione. La legge 335/95 conferma l’impianto generale del sistema di vigilanza fondato sulla ripartizione dei compiti tra l’apposita Commissione incaricata di controllare le casse pensionistiche e le autorità preposte alla vigilanza sui soggetti gestori, cioè Banca d’Italia, Consob, <span class="domtooltips">Isvap<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di
interesse pubblico.</span></span>.

La Commissione tiene l’albo dei fondi pensione; approva gli statuti e i regolamenti; rilascia le autorizzazioni per l’esercizio dell’attività dei fondi; verifica il rispetto dei criteri di individuazione e ripartizione del rischio; indica criteri omogenei per la determinazione del patrimonio dei fondi e della loro redditività; esercita, anche mediante ispezioni, il controllo sulla gestione tecnica, finanziaria, patrimoniale e contabile dei fondi ecc.</span></span>, dentro la Banca d&#8217;Italia. Si tratta, secondo lei, di un problema di risparmio attraverso la riduzione del numero delle cariche, oppure la questione ha una portata pi</em><em>ù</em><em> sostanziale?</em></strong></p>
<p>Un problema di Authority esiste, ovvero esiste un problema di delimitazione chiara delle funzioni di ciascuno, perché ognuno qui tende a fare tutto. Personalmente ho sostenuto l&#8217;ipotesi della soluzione funzionale nel caso delle assicurazioni e quindi di un inglobamento in Bankitalia anche dell&#8217;<span class="domtooltips">Isvap<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di
interesse pubblico.</span></span>. Oggi sono convinto che sarebbe un errore farlo, perché quella &#8211; che poi è la strada seguita dalla Gran Bretagna con l&#8217;Authority unica per la finanza &#8211; appunto riduce, come nel caso inglese, tutto a finanza. L&#8217;attività assicurativa non è in prevalenza attività finanziaria;  richiede soprattutto una valutazione di rischi tecnici non finanziari, come l’Rc auto, la malattia, le catastrofi. E anche laddove c&#8217;è un problema di gestione finanziaria, una cosa è gestire le riserve tecniche di una compagnia di assicurazione un’altra gestire i conti correnti di una banca.</p>
<p>Quello che invece andrebbe chiarito è il ruolo di queste Authority. Il ruolo dell&#8217;<span class="domtooltips">Isvap<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di
interesse pubblico.</span></span>, per esempio, dovrebbe essere quello di controllare la stabilità del sistema assicurativo e basta. Se esiste un&#8217;Authority specifica per il sistema assicurativo è perché se ne riconosce la specificità, la natura particolare, perché quando si dice per le banche ‘<em>Too big to fail</em><em>’</em><em>,</em> sorge perfino il dubbio che stiamo parlando di istituzioni private: quindi a maggior ragione ci vuole un&#8217;autorità che controlli, e così vale per le assicurazioni, perché il <span class="domtooltips">rischio<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Secondo G. Cuneo e R. Timo (Come funzionano i fondi
pensione), il rischio è innanzitutto "il non disporre dell’ammontare di
capitale di cui si ha bisogno quando se ne ha bisogno". Il rischio è
statisticamente misurabile e la sua unità di misura è la deviazione
standard: essa misura l’intervallo, in più o in meno rispetto all’attesa
di rendimento, in cui, con 2/3 di probabilità, cadrà il valore
effettivamente assunto dal rendimento. Il rischio può essere minimizzato
da una corretta <span class="domtooltips">diversificazione<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">È la strategia (vincente) con cui si riparte il capitale investendolo in attività finanziarie diverse con l’obiettivo di ridurre il rischio dell’investimento.</span></span> del portafoglio fra più categorie di
investimenti (che tengano innanzitutto conto dell’orizzonte temporale
dell’investimento).</span></span> che loro gestiscono è troppo grosso, quindi vanno sottoposte a dei controlli di tipo particolare. Dei controlli che riguardano la stabilità del sistema; bisogna evitare che quel sistema diventi instabile, cosa che poi è accaduta, cosa che non hanno fatto le banche centrali, altrimenti non ci troveremmo con dei sistemi bancari in uno stato così catastrofico. Le Banche Centrali invece di spiegare a tutti cosa devono fare, se si occupassero della loro funzione che è quella di garantire la stabilità dei loro rispettivi sistemi sarebbe meglio per tutti; e questo vale anche per le assicurazioni.</p>
<p>Infine, per certe Authority guarderei a come sono stati decisi i livelli di retribuzione, i benefits, magari anche in termini di pensioni, lì qualcosa andrebbe considerato.</p>
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		<title>Fonchim e la comunicazione</title>
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		<pubDate>Sat, 05 May 2012 11:04:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Brevi]]></category>
		<category><![CDATA[fonchim]]></category>
		<category><![CDATA[Giornata nazionale della previdenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Un convegno alla Giornata Nazionale della Previdenza]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.previnforma.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/fonchim_giornata_previdenza_2012.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4719" title="fonchim_giornata_previdenza_2012" src="http://www.previnforma.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/fonchim_giornata_previdenza_2012-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Il 10 maggio, alle 14,30, Fonchim terrà &#8211; in piazza Affari &#8211; un convegno nell&#8217;ambito della <strong>Giornata Nazionale della Previdenza</strong> intitolato &#8220;Fonchim: la formula chimica della comunicazione&#8221;. Introdotto dalla presidenza di Fonchim, il convegno vedrà gli interventi di: Claudio Di Gaetano,  Responsabile comunicazione Fonchim; Elisabetta Casali, Account Supervisor and Marketing Strategist, Cantiani Pubblicità &amp; Marketing; Alessandro Lucchini, Docente Università Iulm di Milano e cofondatore della Palestra della Scrittura.<br />
Per informazioni e iscrizioni, consultate il <a href="http://www.giornatanazionaledellaprevidenza.it/index.php" target="_blank">sito web della Giornata Nazionale della Previdenza</a>.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook_like addtoany_special_service" data-href="http://www.previnforma.it/wordpress/2012/05/05/fonchim-e-la-comunicazione/"></a><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.previnforma.it%2Fwordpress%2F2012%2F05%2F05%2Ffonchim-e-la-comunicazione%2F&amp;linkname=Fonchim%20e%20la%20comunicazione" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.previnforma.it/wordpress/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.previnforma.it%2Fwordpress%2F2012%2F05%2F05%2Ffonchim-e-la-comunicazione%2F&amp;linkname=Fonchim%20e%20la%20comunicazione" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.previnforma.it/wordpress/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_linkedin" href="http://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.previnforma.it%2Fwordpress%2F2012%2F05%2F05%2Ffonchim-e-la-comunicazione%2F&amp;linkname=Fonchim%20e%20la%20comunicazione" title="LinkedIn" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.previnforma.it/wordpress/wp-content/plugins/add-to-any/icons/linkedin.png" width="16" height="16" alt="LinkedIn"/></a><a class="a2a_button_google_plusone addtoany_special_service" data-annotation="none" data-href="http://www.previnforma.it/wordpress/2012/05/05/fonchim-e-la-comunicazione/"></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.previnforma.it%2Fwordpress%2F2012%2F05%2F05%2Ffonchim-e-la-comunicazione%2F&amp;title=Fonchim%20e%20la%20comunicazione" id="wpa2a_16">Condividi</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Chi riempirà il bicchiere mezzo vuoto?</title>
		<link>http://www.previnforma.it/wordpress/2012/05/04/chi-riempira-il-bicchiere-mezzo-vuoto/</link>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 20:43:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Ferrante</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giro di Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Casse previdenziali]]></category>
		<category><![CDATA[Elsa Fornero]]></category>
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		<category><![CDATA[fondi negoziali]]></category>
		<category><![CDATA[fonte]]></category>
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		<category><![CDATA[previdenza complementare]]></category>
		<category><![CDATA[previndenza integrativa]]></category>
		<category><![CDATA[rendimento]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.previnforma.it/wordpress/?p=4713</guid>
		<description><![CDATA[Cosa è andato storto? si chiede Fornero: spunti dalla rassegna stampa, 21 aprile -1 maggio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #3366ff;"><em><a href="http://www.previnforma.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/giro52.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4712" title="giro52" src="http://www.previnforma.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/giro52-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a>a cura di <strong>Gianni Ferrante</strong></em></span></p>
<p><em><strong></strong></em><strong>1.</strong> Sopite solo in apparenza le vicende della previdenza pubblica, in questa decade prevalgono sulla stampa soprattutto gli articoli sulla previdenza complementare. Diciamo soprattutto perché nel periodo qui considerato l’Istat ci ricorda che nel 2010 tra i 16,7 milioni di pensionati italiani, ben il 31% (5 milioni) percepiva una pensione tra i 1.000 e i 500 euro, e circa 2 milioni e mezzo di persone aveva un assegno inferiore a 500 euro. Dal 1993 &#8211; ricorda il Codacons &#8211; “il potere d’acquisto di chi percepisce un assegno medio-basso è calato di oltre il 50%”. Le cause vanno ricercate nell’effetto a tenaglia tra il blocco della “scala mobile” e l’introduzione dell’euro con un cambio sfavorevole al mondo degli assegni <em>fissi</em>” (<em>Un pensionato su due incassa ogni mese meno di mille euro, “Corriere della sera</em>”, 27 aprile).</p>
<p>E per agganciare il tema previdenza complementare ci viene comodo citare alcuni dati forniti da Mefop (nell’ambito del suo compito di raccoglitore di dati riferiti ai Fondi aperti). Di particolare interesse i dati riferiti alle anticipazioni (spese mediche, ristrutturazione casa e ‘ulteriori esigenze’). “Nel 2011 gli iscritti agli aperti hanno chiesto anticipazioni per 14,4 milioni di euro, il 15,81% del flusso in uscita. Effetto crisi che spinge gli aderenti alla previdenza complementare a ricorrere ai fondi come ammortizzatore sociale?” Anticipazioni che, come riferisce Iama, vengono richieste nel 60% dei casi per ‘ulteriori esigenze’ (“Plus 24”, <em>Il fondo diventa ammortizzatore</em>, 23 aprile).</p>
<p>A fronte di questo quadro a tinte grigie finalmente la <em>Fornero in campo sui fondi pensione</em> (Finanza Mercati”, 19 aprile), per ricordarci che le aspettative intorno alla previdenza complementare sono state disattese e ora bisogna chiedersi perché dopo vent’anni dalla sua introduzione il bicchiere sia ancora mezzo vuoto. E, per fortuna, aggiunge “anche per il governo è arrivato il momento di affrontare questo problema”. Cosa è andato storto, si chiede il ministro? E non sono mancate le rimostranze degli addetti ai lavori della previdenza complementare per l’atteggiamento ritenuto poco costruttivo del ministro (vedi: <a href="http://www.previnforma.it/wordpress/2012/04/21/fornero-attacca-la-previdenza-complementare/" target="_blank"><em>Fornero attacca la previdenza complementare?</em></a>).</p>
<p>Eppure alcuni giornali specializzati, analizzando i dati del primo trimestre 2012, ci parlano di <em>Una scorta che rende bene</em> (“Milano Finanza”, 21 aprile). “I Fondi negoziali hanno archiviato il primo trimestre con un <span class="domtooltips">rendimento<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Utile di un investimento espresso in percentuale del
capitale investito; fornisce in altre parole la misura dell’efficienza
economica di un’operazione finanziaria, commerciale o industriale.
Rendimento netto = rendimento lordo meno costi. La volontà di
raggiungere alti rendimenti dovrà essere commisurata al grado di <span class="domtooltips">rischio<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Secondo G. Cuneo e R. Timo (Come funzionano i fondi
pensione), il rischio è innanzitutto "il non disporre dell’ammontare di
capitale di cui si ha bisogno quando se ne ha bisogno". Il rischio è
statisticamente misurabile e la sua unità di misura è la deviazione
standard: essa misura l’intervallo, in più o in meno rispetto all’attesa
di rendimento, in cui, con 2/3 di probabilità, cadrà il valore
effettivamente assunto dal rendimento. Il rischio può essere minimizzato
da una corretta <span class="domtooltips">diversificazione<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">È la strategia (vincente) con cui si riparte il capitale investendolo in attività finanziarie diverse con l’obiettivo di ridurre il rischio dell’investimento.</span></span> del portafoglio fra più categorie di
investimenti (che tengano innanzitutto conto dell’orizzonte temporale
dell’investimento).</span></span>
accettabile dagli iscritti.</span></span> medio di circa il 3,8%, mentre la rivalutazione del <span class="domtooltips">Tfr<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">(Trattamento di fine rapporto o indennità di liquidazione).
Somma percepita dal lavoratore al momento della cessazione del rapporto
di lavoro.</span></span> in azienda è stata pari all’1,1%”. Ed è sempre la Fornero a ricordare al Salone del Risparmio che “il fattore dominante è che effettivamente questo Paese non cresce e nella mancata crescita ha sacrificato il reddito da lavoro dipendente, da cui i Fondi pensione debbono trarre la propria alimentazione”. E la stampa prosegue titolando: <em>Pensione. I fondi battono il <span class="domtooltips">Tfr<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">(Trattamento di fine rapporto o indennità di liquidazione).
Somma percepita dal lavoratore al momento della cessazione del rapporto
di lavoro.</span></span> 3 a 1</em> (“Corriere Economia”, 23 aprile). “L’ottimo risultato del primo trimestre è dovuto al forte calo degli <span class="domtooltips">spread<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">(Scarto). (1) Differenza tra prezzo di vendita (ask) e
prezzo d’acquisto (bid); (2) <span class="domtooltips">Margin<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">(1) Deposito di garanzia, collaterale a contratti di short
selling (vendita a termine di titoli non ancora acquistati, garantita da
un deposito fruttifero collaterale, cioè il margin), <span class="domtooltips">futures<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Contratti a termine che prevedono l’obbligo di comprare o
vendere beni a un prezzo stabilito al momento della stipula del
contratto. Il loro utilizzo richiede competenze finanziarie elevate.</span></span> e options; (2) differenza fra tasso sui prestiti e tasso sulla raccolta bancaria.</span></span> (vedi); (3) Differenza
tra il tasso nominale di un prestito o titolo obbligazionario e il <span class="domtooltips">Libor<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">(London Inter-Bank Offered Rate). Tasso d’interesse a breve
termine per le principali eurovalute, sul mercato interbancario di Londra.</span></span> (vedi) o altro tasso base. È in funzione della scadenza e
del <span class="domtooltips">rischio<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Secondo G. Cuneo e R. Timo (Come funzionano i fondi
pensione), il rischio è innanzitutto "il non disporre dell’ammontare di
capitale di cui si ha bisogno quando se ne ha bisogno". Il rischio è
statisticamente misurabile e la sua unità di misura è la deviazione
standard: essa misura l’intervallo, in più o in meno rispetto all’attesa
di rendimento, in cui, con 2/3 di probabilità, cadrà il valore
effettivamente assunto dal rendimento. Il rischio può essere minimizzato
da una corretta <span class="domtooltips">diversificazione<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">È la strategia (vincente) con cui si riparte il capitale investendolo in attività finanziarie diverse con l’obiettivo di ridurre il rischio dell’investimento.</span></span> del portafoglio fra più categorie di
investimenti (che tengano innanzitutto conto dell’orizzonte temporale
dell’investimento).</span></span> di <span class="domtooltips">default<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">In finanza con il termine default si definisce l'incapacità tecnica di un'emittente di rispettare le clausole contrattuali previste dal regolamento del finanziamento. Più in generale, è il mancato rispetto di una delle clausole presenti in un accordo di prestito, come  il mancato rimborso di una rata. Con default si intende anche l'insolvenza da parte di un'istituzione o di un Paese.</span></span> (vedi) del debitore;
(4) Sul mercato delle options (vedi) È il contemporaneo
acquisto e vendita di opzioni sul medesimo titolo.</span></span> sui titoli governativi italiani &#8211; sostiene Agazzi, direttore di Cometa -. Un movimento opposto a quello che nel 2011 aveva penalizzato la linea, caratterizzata da un’elevata incidenza di Btp decennali e legati all’inflazione”.</p>
<p>“Milano Finanza” allunga lo sguardo e titola <em>Nel lungo termine i rendimenti dei fondi pensione hanno battuto il <span class="domtooltips">Tfr<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">(Trattamento di fine rapporto o indennità di liquidazione).
Somma percepita dal lavoratore al momento della cessazione del rapporto
di lavoro.</span></span></em> (28 aprile). “Dal 2003 al 2011 i comparti di previdenza complementare hanno battuto il <span class="domtooltips">Tfr<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">(Trattamento di fine rapporto o indennità di liquidazione).
Somma percepita dal lavoratore al momento della cessazione del rapporto
di lavoro.</span></span> in sei anni su nove”, nella consapevolezza che “la crisi sta cambiando il panorama e gli enti previdenziali sono i primi a dover capire se e quanto sia necessario cambiare le strategie di investimento e la loro applicazione”. I Fondi pensione “avranno sempre più bisogno di forme di <span class="domtooltips">diversificazione<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">È la strategia (vincente) con cui si riparte il capitale investendolo in attività finanziarie diverse con l’obiettivo di ridurre il rischio dell’investimento.</span></span> per proteggere i montanti accumulati”.</p>
<p>Anche “Borsa&amp;Finanza” apre (<em>I Fondi pensione e la fiducia</em>, 28 aprile) confermando la priorità che oggi i fondi pensione si trovano ad affrontare: “un’adeguata gestione del <span class="domtooltips">rischio<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Secondo G. Cuneo e R. Timo (Come funzionano i fondi
pensione), il rischio è innanzitutto "il non disporre dell’ammontare di
capitale di cui si ha bisogno quando se ne ha bisogno". Il rischio è
statisticamente misurabile e la sua unità di misura è la deviazione
standard: essa misura l’intervallo, in più o in meno rispetto all’attesa
di rendimento, in cui, con 2/3 di probabilità, cadrà il valore
effettivamente assunto dal rendimento. Il rischio può essere minimizzato
da una corretta <span class="domtooltips">diversificazione<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">È la strategia (vincente) con cui si riparte il capitale investendolo in attività finanziarie diverse con l’obiettivo di ridurre il rischio dell’investimento.</span></span> del portafoglio fra più categorie di
investimenti (che tengano innanzitutto conto dell’orizzonte temporale
dell’investimento).</span></span>, alla luce della crisi che ha attanagliato i mercati negli ultimi mesi. Secondo un sondaggio di Allianz Global riportato dal settimanale rivolto a rappresentanti di alto livello di fondi pensione, in cima all’elenco delle problematiche che l’industria dei fondi pensione si trova ad affrontare ci sono “le pressioni normative, i bassi tassi d’interesse, la raccolta carente e lo scarso <span class="domtooltips">rendimento<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Utile di un investimento espresso in percentuale del
capitale investito; fornisce in altre parole la misura dell’efficienza
economica di un’operazione finanziaria, commerciale o industriale.
Rendimento netto = rendimento lordo meno costi. La volontà di
raggiungere alti rendimenti dovrà essere commisurata al grado di <span class="domtooltips">rischio<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">Secondo G. Cuneo e R. Timo (Come funzionano i fondi
pensione), il rischio è innanzitutto "il non disporre dell’ammontare di
capitale di cui si ha bisogno quando se ne ha bisogno". Il rischio è
statisticamente misurabile e la sua unità di misura è la deviazione
standard: essa misura l’intervallo, in più o in meno rispetto all’attesa
di rendimento, in cui, con 2/3 di probabilità, cadrà il valore
effettivamente assunto dal rendimento. Il rischio può essere minimizzato
da una corretta <span class="domtooltips">diversificazione<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">È la strategia (vincente) con cui si riparte il capitale investendolo in attività finanziarie diverse con l’obiettivo di ridurre il rischio dell’investimento.</span></span> del portafoglio fra più categorie di
investimenti (che tengano innanzitutto conto dell’orizzonte temporale
dell’investimento).</span></span>
accettabile dagli iscritti.</span></span> degli investimenti. Segue, in termini di criticità, la capacità di rispettare le promesse fatte agli aderenti, la <span class="domtooltips">governance<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">o Corporate Governance: l'insieme di regole che disciplinano la gestione di un'impresa. Sono incluse le relazioni tra i vari attori coinvolti - stakeholder (chi detiene un qualunque interesse nella società), shareholder (azionisti), Consiglio di amministrazione e management -  e gli obiettivi dell'impresa.</span></span> dei fondi pensione (…)”.</p>
<p><strong>2.</strong> Come periodicamente accade, invece di veder emergere proposte a favore della crescita del sistema della previdenza complementare, che non ne stravolgano l’impianto, arrivano proposte tese a deviare il corso del II pilastro. Stavolta è il turno di Lamberto Dini e Natale d’Amico che visto “l’innalzamento dell’età pensionabile (5 anni in più di contribuzione e altrettanti in meno in termini di prestazioni) e con l’aggancio dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita, il ‘rapporto di trasformazione’ della previdenza obbligatoria torna a essere più elevato. Pertanto, ora i lavoratori potrebbero essere svincolati dall’obbligo di accantonare parte del proprio salario alla previdenza complementare o al <span class="domtooltips">Tfr<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">(Trattamento di fine rapporto o indennità di liquidazione).
Somma percepita dal lavoratore al momento della cessazione del rapporto
di lavoro.</span></span>. (…) Potremmo quindi dare ai lavoratori la possibilità… di vedersi riconosciuti immediatamente l’equivalente di questi accantonamenti in busta paga” (ovviamente un’operazione da condurre in regime di neutralità fiscale, dicono gli autori della proposta). (<em>Dai futuri accantonamenti <span class="domtooltips">Tfr<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">(Trattamento di fine rapporto o indennità di liquidazione).
Somma percepita dal lavoratore al momento della cessazione del rapporto
di lavoro.</span></span> un aiuto al rilancio dei consumi</em>, “Il Sole 24Ore”, 22 aprile).</p>
<p>Si tratta di un piano ripreso per altri versi dall’economista Giuseppe Vitaletti (già consigliere economico dell’ex ministro Tremonti. Mettere nelle tasche dei lavoratori qualcosa come 12 miliardi di euro, che “naturalmente potrebbero essere utilizzati per rilanciare i consumi e la crescita” (<em><span class="domtooltips">Tfr<span class="domtooltips_tooltip" style="display: none">(Trattamento di fine rapporto o indennità di liquidazione).
Somma percepita dal lavoratore al momento della cessazione del rapporto
di lavoro.</span></span> nella busta paga dei dipendenti</em>, “ItaliaOggi”, 20 aprile). L’economista, consapevole che, come prima conseguenza, le imprese resterebbero prive di consistenti risorse, ipotizza un “prestito del lavoro” erogato dall’Inps attraverso finanziamenti da parte della Cassa depositi e prestiti “che può fare ricorso sia a fondi propri, sia a fondi ottenuti da banche d’affari, in competizione tra loro sul saggio d’interesse”.</p>
<p>E in queste giornate feconde di proposte anche il presidente di Assogestioni ripresenta la sua: “utilizzare i fondi comuni in chiave previdenziale. Il sistema fiscale dovrebbe favorire gli investimenti a lungo termine, una soluzione che potrebbe eliminare anche l’eccessiva pro-ciclicità dell’investimento da parte dei risparmiatori che, a torto, tendono a replicare l’andamento dei listini. (…) I Piani di risparmio (Pir) potrebbero essere istituiti mediante la sottoscrizione di fondi comuni d’investimento, contratti di assicurazione, contratti di gestione di portafogli”.</p>
<p><strong>3.</strong> Qualche notizia dai Fondi. Fon.Te (commercio, turismo e terziario) comunica (“Denaro”, 28 aprile, <em>Fon.Te, adesioni in forte crescita per il fondo pensione</em>) che nel 2011 si è distinto nel panorama della previdenza complementare con un incremento delle adesioni pari al 10,55% rispetto all’anno precedente. Le confluenze dei Fondi Previprof, Marco Polo ed Artifond hanno rafforzato il ruolo di Fon.Te (194mila aderenti).</p>
<p>“Il Piccolo” informa che <em>La Regione varerà un nuovo Fondo per alzare le pensioni</em> (1° maggio). Il Friuli-Venezia Giulia si accinge a realizzare un Fondo territoriale di previdenza complementare rivolto a tutti i lavoratori. Oggi gli iscritti a simili forme pensionistiche sono 121mila, di cui 44mila a fondi collettivi (un dato fermo dal 2007) e altri 32mila a forme private (banche e assicurazioni).</p>
<p><strong>4.</strong> Crisi di fiducia nelle casse dei professionisti? (“Affari&amp;Finanza”, “la Repubblica”, <em>Le Casse dei professionisti a caccia di evasori contributivi</em>, 30 aprile). “Tra gli iscritti, specie i più giovani, serpeggia il malcontento. L’incertezza della pensione futura è il fattore principale della sfiducia previdenziale”. “ Un conto è l’evasione &#8211; afferma Camporese, presidente dell’Adepp &#8211; tutt’altro è l’obiettiva difficoltà dei nostri iscritti, con la crescita delle rateizzazioni e delle morosità”. In ogni caso la legge prescrive l’obbligo dei versamenti alle Casse, in vista di una copertura previdenziale universale. “Il fenomeno emergente, trasversale alle varie Casse, è quello di un’evasione di necessità: sempre più spesso, cioè, gli iscritti non hanno i soldi che devono pagare, oppure preferiscono fondi pensione privati a causa dell’incertezza previdenziale che attribuiscono agli enti”, spiega l’avvocato Andrea Marsili, dello studio Sandulli. La più colpita dal fenomeno dell’evasione è la Cassa Forense. Paola Muratorio, presidente Inarcasse, l’ente degli architetti e ingegneri ricorda come il drastico calo del lavoro si ripercuota sui versamenti contributivi. E meno contributi significa meno pensione per i professionisti.</p>
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		<title>Il bollettino statistico Mefop</title>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2012 10:37:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Confronti]]></category>
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		<description><![CDATA[Dati su previdenza complementare e Fondi nel 2011]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.previnforma.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/bollettino_mefop.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4702" title="bollettino_mefop" src="http://www.previnforma.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/bollettino_mefop-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a>Il sito <a href="http://www.mefop.it/" target="_blank">Mefop.it</a> pubblica il numero 43 del &#8220;Bollettino statistico&#8221; realizzato dalla società partecipata dal Ministero dell&#8217;Economia e da numerosi Fondi. Nell&#8217;indice, tra gli altri argomenti, la situazione della previdenza complementare, dei Fondi pensione chiusi e dei Fondi pensione aperti al 31 dicembre 2011.</p>
<p><a href="http://www.mefop.it/documento/14100/bollettino-43-web.pdf" target="_blank">Clicca per scaricare il &#8220;Bollettino Statistico Mefop&#8221;</a><a href="http://www.previnforma.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/pf-pdf-icon.gif"><img class="alignnone size-full wp-image-751" title="pf-pdf-icon" src="http://www.previnforma.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/pf-pdf-icon.gif" alt="" width="12" height="12" /></a></p>
<p><a class="a2a_button_facebook_like addtoany_special_service" data-href="http://www.previnforma.it/wordpress/2012/05/03/il-bollettino-statistico-mefop/"></a><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.previnforma.it%2Fwordpress%2F2012%2F05%2F03%2Fil-bollettino-statistico-mefop%2F&amp;linkname=Il%20bollettino%20statistico%20Mefop" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.previnforma.it/wordpress/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.previnforma.it%2Fwordpress%2F2012%2F05%2F03%2Fil-bollettino-statistico-mefop%2F&amp;linkname=Il%20bollettino%20statistico%20Mefop" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.previnforma.it/wordpress/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_linkedin" href="http://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.previnforma.it%2Fwordpress%2F2012%2F05%2F03%2Fil-bollettino-statistico-mefop%2F&amp;linkname=Il%20bollettino%20statistico%20Mefop" title="LinkedIn" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.previnforma.it/wordpress/wp-content/plugins/add-to-any/icons/linkedin.png" width="16" height="16" alt="LinkedIn"/></a><a class="a2a_button_google_plusone addtoany_special_service" data-annotation="none" data-href="http://www.previnforma.it/wordpress/2012/05/03/il-bollettino-statistico-mefop/"></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.previnforma.it%2Fwordpress%2F2012%2F05%2F03%2Fil-bollettino-statistico-mefop%2F&amp;title=Il%20bollettino%20statistico%20Mefop" id="wpa2a_20">Condividi</a></p>]]></content:encoded>
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