Riposo e lavoro: la disciplina

Riposo e lavoro

Condizione imprescindibile per cui un lavoratore possa ricaricarsi dalla fatica e lavorare serenamente è il momento di riposo sul lavoro o pausa, nonché il riposo settimanale.

Entrambi i riposi, in genere, non sono rinunciabili, in quanto sono funzionali a far recuperare al lavoratore le energie psico-fisiche che consuma quando sta lavorando, e quindi sono funzionali al suo benessere, nell’interesse sia del dipendente che del datore di lavoro.

Per la protezione della salute del lavoratore, è necessario sussista sempre un equilibrio fra il tempo trascorso lavorando e quello trascorso riposandosi, per evitare anche incidenti legati a stanchezza ed alla distrazione. Per evitare abusi e fraintendimenti, il legislatore ha fissato una disciplina sulla durata del lavoro e sui riposi, sia quelli giornalieri che quelli settimanali, che deve essere rispettata sia dal datore che dal dipendente.

La disciplina dell’orario del lavoro e del riposo è da sempre una delle più combattute ed è ritenuta fondamentale per la salvaguardia della dignità e della salute del lavoratore, visto come fulcro centrale dei diritti nell’attività lavorativa. Cerchiamo di capire meglio questo argomento, con tutte le implicazioni ai sensi della legge.

La disciplina dell’orario di lavoro e del riposo giornaliero

La disciplina sull’orario di lavoro riguarda il settore pubblico e quello privato, con considerevoli eccezioni (protezione civili e Vigili del fuoco, gente di mare, lavoratori mobili, personale scolastico, forze di polizia ed armate ecc.).

Per ‘orario di lavoro’ si intende ‘qualsiasi periodo in cui il lavoratore sia al lavoro, a disposizione del datore di lavoro e nell’esercizio della sua attività o delle sue funzioni’.

L’orario di lavoro, ai sensi del D.Lgs. 8 aprile 2003 che ha recepito direttive comunitarie in materia, è fissato in 40 ore settimanali per il lavoro ordinario.

La legge però introduce una serie di deroghe a questa disciplina generica: per esempio, possono derogare i contratti collettivi, e comunque come abbiamo visto da questa disciplina sono escluse diverse categorie di lavoratori.

Dal lavoro ordinario si distingue quello straordinario, per sua natura composto da un numero di ore di lavoro maggiore, che però devono essere ulteriormente compensate in misura maggiore rispetto a quelle ordinarie. Nell’orario di lavoro rientra il tempo di viaggio se funzionale alla prestazione (per esempio, se il lavoratore per lavoro deve spostarsi di volta in volta in varie zone della città).

Il tempo per indossare gli indumenti di lavoro rientra nell’orario di lavoro.

Per quanto concerne il riposo giornaliero, per legge il lavoratore ha diritto a undici ore di riposo consecutivo ogni 24 ore, che devono essere calcolate a partire dall’inizio dell’attività di lavoro.

Una deroga alla regola può essere prevista dalla contrattazione collettiva (per esempio nella ristorazione, nelle pulizie, per gli addetti con obbligo di reperibilità ecc.).

Le pause sul lavoro

Al di là del diritto al riposo di undici ore consecutive ogni ventiquattro, il lavoratore ha diritto anche ad una pausa di 10 minuti per recuperare le energie, se il lavoro supera le sei ore consecutive.

La pausa è un momento di inattività in mezzo al lavoro ed è un diritto del lavoratore. I contatti collettivi possono prevedere anche delle pause maggiori, inoltre alcune categorie di lavoratori (es. camionisti) hanno pause differenti. Il datore di lavoro può scegliere di collocare la pausa dove vuole, tenendo conto dell’entità e del tipo del lavoro, nonché delle esigenze di organizzazione.

La pausa minima da dieci minuti non si applica, comunque, a tutti i lavoratori. Per esempio sono esclusi:

  • i collaboratori familiari
  • i lavoratori mobili
  • i telelavoratori e quelli a domicilio
  • i dirigenti

Per loro, l’orario di riposo viene stabilito diversamente o direttamente da essi.

La pausa pranzo

Se l’orario di lavoro è spezzato, per esempio con mezz’ora o un’ora di pausa pranzo, la pausa di dieci minuti può coincidere con quella del pranzo (e il datore di lavoro non è tenuto a sommare le due pause assieme).

Non necessariamente, poi, le pause in questione devono essere retribuite.

Sono invece retribuite le soste legate all’integrità psico-fisica dei lavoratori, anche se non previste dalla legge.

Non si può comunque considerare retribuzione la somministrazione di vitto (come avviene nel caso della mensa aziendale). In alcuni casi viene erogata un’indennità di mensa non imponibile fino a 5,29 euro al giorno.

La legge prevede che la pausa non possa essere monetizzata. Il lavoratore non può quindi incassare un’indennità sostitutiva per la pausa non fruita, che serve alla tutela della salute del lavoratore medesimo.

Riposo per lavori particolari

  • I videoterminalisti, coloro che lavorano di fronte ad un videoterminale (non solo il pc) hanno diritto a 15 minuti di pausa ogni due ore di lavoro. La pausa di 15 minuti non comporta necessariamente il riposo del lavoratore, è sufficiente che in quel quarto d’ora non lavori utilizzando il videoterminale. Non si può considerare pausa, a questo scopo, l’attesa della risposta del sistema.  I periodi nei quali i videoterminalisti riposano dallo schermo vanno comunque retribuiti, come un normale orario di lavoro.
  • I lavoratori domestici hanno diritto a non meno di 8 ore consecutive di lavoro notturno. Inoltre se l’orario di lavoro non è compreso fra le 6 e le 14 o fra le 14 e le 22, il lavoratore ha diritto ad un riposo non retribuito ed intermedio di minimo 2 ore al giorno.
  • Addetti al trasporto: essi hanno diritto a riposi intermedi di 30 minuti, se l’orario è fra le sei e le nove ore al giorno, o di 45 minuti se il lavoro è oltre le 9 ore. Se la sosta avviene per causa di forza maggiore o, in ogni caso, non è imputabile al dipendente, e se supera i 30 minuti, essa deve essere retribuita (se a causa di questo il lavoratore è stato trattenuto sul luogo di lavoro).

Viene discussa la possibilità di retribuire le soste non predeterminate, che sono legate alla sicurezza del dipendente, e che sono connesse allo svolgimento del lavoro. In genere si ritiene che esse non vengano retribuite se il dipendente in quel momento non è adibito ad alcuna mansione, anche se obbligato a restare sul luogo di lavoro.

Commenti

Lascia un commento

Your email address will not be published. Name and email are required